|
Cassazione,
si può smontare il super ego dei medici Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) - Si può smontare il super ego dei professionisti,
in particolar modo dei medici. La licenza arriva dalla Cassazione che,
ricordando come "la reputazione non si identifica con la considerazione che
ciascuno ha di sè o con il mero amor proprio", ha bocciato il ricorso del
ginecologo Severino Antinori, che si era sentito diffamato da un articolo
apparso su un noto quotidiano nel quale veniva definito "pigro di penna
avendo pubblicato lo stretto necessario e mai su riviste scientifiche
quotate". Secondo Non
vorrei essere polemica, né entrare eccessivamente nel merito della questione
che ha portato il collega ginecologo Antinori a denunciare il quotidiano che lo
ha definito “pigro di penna” nella personale pubblicazione scientifica e il
Tribunale di Milano prima e la Cassazione poi a non accettare la denuncia. Alcune
considerazioni riguardo la natura di questa notizia riportata da ADNkronos
Salute mi sorgono però spontanee. La pigrizia
è la mancanza di determinazione nel compiere un'azione di cui si riconosce
l'importanza. Altro
sinomimo di pigrizia è ignavia, un atteggiamento che Dante condanna nella
Divina Commedia al punto tale che pone questa categoria di anime al di fuori di
tutto, anche delle porte dell' Inferno. Appare evidente il disprezzo che il
Poeta prova per queste anime, tanto da non ritenerli neppure degni di entrare
nell'Inferno, perché nessuno li vuole, al punto di far pronunciare da Virgilio
la frase "Non ti curar di loro ma guarda e passa" (intendendo che la
viltà di questi individui non li rende degni nemmeno di una parola). In ambito
giuridico la pigrizia può essere causa di negligenza (concetto opposto a quello
di diligenza), cioè di trascuratezza e disinteresse nello svolgere una
qualsivoglia attività, che per la sua esecuzione approssimativa e raffazzonata
può causare danni talora anche con risvolti penali. La pigrizia, di
penna, di mente, di comportamenti o atteggiamenti è quindi cosa ben seria,
peccato capitale ad altissimo rischio per chi ne fa un modo di vivere
quotidiano. Credo che la definizione di pigrizia attribuita a un medico sia
inferiore come gradimento solo a quella di sfortuna.
Sarebbe un po’ come considerarsi famosi in ambito professionale solo perché
il nostro nome rientra nei più citati tra i necrologi dei quotidiani. Esiste qualcuno
tra noi che sceglierebbe di farsi curare da un medico pigro? Affideremmo la
nostra salute o quella dei figli per i quali desideriamo il meglio possibile
esistente sulla faccia della terra a un essere ignavo, accidioso, indolente e
negligente? Non vi sembra
quindi che tali definizioni oltrepassino il concetto di autostima personale del
professionista ma siano davvero una effettiva lesione all’immagine e
reputazione del collega? E se gli Ermellini reputano corretto l’atteggiamento
dei giornalisti che cavalcano (in buona fede per carità!!!!) l’esercizio del
legittimo diritto di cronaca, perché il collega non può denunciare il proprio
diritto di ritenere diffamante per il proprio lavoro chi si permette di
offenderlo a mezzo stampa? Non entro nel
merito del problema e ritengo giusto e doveroso il diritto di cronaca, un po’
meno quello di vilipendio del professionista, in questo caso (strano?) medico. Definire
accidiosa una persona non viola nemmeno il
"il limite della continenza poiché lo scritto rispecchia il metodo
pungente e mordace dell'informazione giornalistica, che per colpire l'attenzione
dei lettori non può adoperare il linguaggio incolore della Gazzetta
Ufficiale”. Così recita
Il linguaggio
incolore della Gazzetta ufficiale è la bibbia dei medici. Noi le asettiche note
aifa, cuf, drg, codici, tariffari, pdt,
le dobbiamo rispettare, onorare, venerare e ci dobbiamo piegare a ogni nuova
logica aziendale di risparmio e spersonalizzazione del rapporto medico paziente
senza nemmeno troppo lamentarci, incassando denunce e vessazioni e inquisizioni
senza che la ASL o la Regione o la Guardia di Finanza o la Corte dei Conti si
preoccupi se il linguaggio che usano per attirare la nostra attenzione è più o
meno colorato. Il mondo dei medici è da un pezzo in bianco e nero. Bene: ci hanno
ridotti (spesso con la nostra accondiscendenza)
a impiegati di infimo livello, erogatori di servizi e contenitori di
spesa, con stipendi da fame. Ci hanno svilito come figura professionale e
categoria. Ci hanno tolto la dignità di un lavoro che è e deve rimanere arte.
Ci controllano, sorvegliano, inquisiscono togliendoci la libertà e la serenità
nel lavoro. Adesso ci si mette pure la Cassazione a smantellarci quel residuo di
autostima che ci era rimasto. A quando la
fucilazione collettiva in piazza? Maria
Marzo 2008 |
|
Copyright © 2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010- Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 21 gennaio 2010. Per domande o commenti > campanima@tiscalinet.it Questo sito dal dicembre 2009 non è più referenza del settore Rosa dello SNAMI. |