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Cassazione, si può smontare il super ego dei medici

Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) - 

Si può smontare il super ego dei professionisti, in particolar modo dei medici. La licenza arriva dalla Cassazione che, ricordando come "la reputazione non si identifica con la considerazione che ciascuno ha di sè o con il mero amor proprio", ha bocciato il ricorso del ginecologo Severino Antinori, che si era sentito diffamato da un articolo apparso su un noto quotidiano nel quale veniva definito "pigro di penna avendo pubblicato lo stretto necessario e mai su riviste scientifiche quotate". Secondo la Suprema Corte , una tale definizione rientra nel diritto di critica e non viola nemmeno "il limite della continenza poiché lo scritto rispecchia il metodo pungente e mordace dell'informazione giornalistica, che per colpire l'attenzione dei lettori non può adoperare il linguaggio incolore della Gazzetta Ufficiale". Non l'aveva pensata allo stesso modo il Tribunale di Milano, che in primo grado aveva condannato per diffamazione a mezzo stampa il direttore e l'autore dell'articolo del noto quotidiano. L'assoluzione era arrivata con decisione della Corte d'Appello di Milano, nel maggio 2006. Contro questa decisione Severino Antinori ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver scritto articoli anche sull'autorevole 'The Lancet' e che quindi non era vero che non aveva mai pubblicato articoli su riviste scientifiche quotate. La V sezione penale, sentenza 10724 ha respinto il ricorso del ginecologo romano, ricordando che "la notizia offerta dal quotidiano è vera, dal momento che come chiarito dalla corte di merito, la produzione scientifica del dottor Antinori non è copiosa e che i suoi contributi pubblicati sull'autorevole 'The Lancet' sono due e risalgono al 1990 e al 1992". Inoltre, piazza Cavour nel dare il via libera alla critica volta a smontare il 'super ego' dei medici, sottolinea che "la reputazione non si identifica con la considerazione (talvolta ombrosa) che ciascuno ha di sè con il mero amor proprio, ma con il senso di dignità personale in conformità all'opinione del gruppo sociale, secondo il particolare contesto storico e che il diritto all'identità personale non implica la pretesa di una costante corrispondenza tra la narrazione di fatti riferiti a una determinata persona e l'idea che la stessa ha del proprio io, giacché altrimenti verrebbe preclusa la possibilità di esercizio del legittimo diritto di critica". Il reato di diffamazione, precisa inoltre la Suprema Corte , si configura soltanto se "viene lesa la reputazione".

 

Non vorrei essere polemica, né entrare eccessivamente nel merito della questione che ha portato il collega ginecologo Antinori a denunciare il quotidiano che lo ha definito “pigro di penna” nella personale pubblicazione scientifica e il Tribunale di Milano prima e la Cassazione poi a non accettare la denuncia.

Alcune considerazioni riguardo la natura di questa notizia riportata da ADNkronos Salute mi sorgono però spontanee.

La pigrizia è la mancanza di determinazione nel compiere un'azione di cui si riconosce l'importanza.
Il termine pigrizia deriva verosimilmente dal greco parèsis, che significa indebolimento, indolenza, rilassamento. Secondo la catechesi della Chiesa cattolica, la perseveranza di tale atteggiamento costituisce uno dei sette peccati capitali con il nome di accidia.

 Altro sinomimo di pigrizia è ignavia, un atteggiamento che Dante condanna nella Divina Commedia al punto tale che pone questa categoria di anime al di fuori di tutto, anche delle porte dell' Inferno. Appare evidente il disprezzo che il Poeta prova per queste anime, tanto da non ritenerli neppure degni di entrare nell'Inferno, perché nessuno li vuole, al punto di far pronunciare da Virgilio la frase "Non ti curar di loro ma guarda e passa" (intendendo che la viltà di questi individui non li rende degni nemmeno di una parola).

In ambito giuridico la pigrizia può essere causa di negligenza (concetto opposto a quello di diligenza), cioè di trascuratezza e disinteresse nello svolgere una qualsivoglia attività, che per la sua esecuzione approssimativa e raffazzonata può causare danni talora anche con risvolti penali.

La pigrizia, di penna, di mente, di comportamenti o atteggiamenti è quindi cosa ben seria, peccato capitale ad altissimo rischio per chi ne fa un modo di vivere quotidiano. Credo che la definizione di pigrizia attribuita a un medico sia inferiore come gradimento solo a quella di  sfortuna. Sarebbe un po’ come considerarsi famosi in ambito professionale solo perché il nostro nome rientra nei più citati tra i necrologi dei quotidiani.

Esiste qualcuno tra noi che sceglierebbe di farsi curare da un medico pigro? Affideremmo la nostra salute o quella dei figli per i quali desideriamo il meglio possibile esistente sulla faccia della terra a un essere ignavo, accidioso, indolente e negligente?

Non vi sembra quindi che tali definizioni oltrepassino il concetto di autostima personale del professionista ma siano davvero una effettiva lesione all’immagine e reputazione del collega? E se gli Ermellini reputano corretto l’atteggiamento dei giornalisti che cavalcano (in buona fede per carità!!!!) l’esercizio del legittimo diritto di cronaca, perché il collega non può denunciare il proprio diritto di ritenere diffamante per il proprio lavoro chi si permette di offenderlo a mezzo stampa?

Non entro nel merito del problema e ritengo giusto e doveroso il diritto di cronaca, un po’ meno quello di vilipendio del professionista, in questo caso (strano?) medico.

Definire accidiosa una persona non viola nemmeno  il "il limite della continenza poiché lo scritto rispecchia il metodo pungente e mordace dell'informazione giornalistica, che per colpire l'attenzione dei lettori non può adoperare il linguaggio incolore della Gazzetta Ufficiale”. Così recita la Suprema Corte.

Il linguaggio incolore della Gazzetta ufficiale è la bibbia dei medici. Noi le asettiche note aifa, cuf, drg, codici, tariffari,  pdt, le dobbiamo rispettare, onorare, venerare e ci dobbiamo piegare a ogni nuova logica aziendale di risparmio e spersonalizzazione del rapporto medico paziente senza nemmeno troppo lamentarci, incassando denunce e vessazioni e inquisizioni senza che la ASL o la Regione o la Guardia di Finanza o la Corte dei Conti si preoccupi se il linguaggio che usano per attirare la nostra attenzione è più o meno colorato. Il mondo dei medici è da un pezzo in bianco e nero.

Bene: ci hanno ridotti (spesso con la nostra accondiscendenza)  a impiegati di infimo livello, erogatori di servizi e contenitori di spesa, con stipendi da fame. Ci hanno svilito come figura professionale e categoria. Ci hanno tolto la dignità di un lavoro che è e deve rimanere arte. Ci controllano, sorvegliano, inquisiscono togliendoci la libertà e la serenità nel lavoro. Adesso ci si mette pure la Cassazione a smantellarci quel residuo di autostima che ci era rimasto.

A quando la fucilazione collettiva in piazza?

Maria Cristina Campanini

Marzo 2008

 

 

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