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Si è svolta a Fuggi il 13-14 giugno la prima

Conferenza Nazionale della Professione Medica.

Circa 700 medici, la maggioranza delle sigle

sindacali, Ordini professionali, società scientifiche,

politici e rappresentanti del governo, riuniti

per una cooperazione progettuale fattiva e condivisa,

riassunta in un documento aperto e rivolto a

tutti coloro che intendano collaborare e integrare

tale intesa.

I gruppi di lavoro erano 6, per discussioni

sui livelli essenziali assistenza, rapporti tra politica e professione,

rapporti con i cittadini, rischio professionale e qualità

dei servizi.

La sezione dedicata al mondo femminile è stata attiva e seguita con entusiasmo, presieduta da  Roberta Chersevani, unica Presidente di Ordine a Gorizia.

Ecco il  documento programmatico prodotto al termine dei lavori:

I  Conferenza Nazionale della Professione Medica

Fiuggi  13-14  giugno 2008

    ( Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi   M.  Proust )

       Le seguenti Dichiarazioni  di Consenso che concludono i 

lavori della  1° Conferenza Nazionale della Professione Medica,  

intendono proporre soluzioni ad alcune criticità del nostro 

sistema sanitario, riconfermando l’impegno dei medici italiani  nel miglioramento continuo della efficacia e qualità e sicurezza dei 

servizi resi ai cittadini.

      Rappresentano altresì la prima fase  di un progetto 

di politica professionale che si propone di dare risposte 

forti e concrete non solo ai medici che manifestano segni, 

sempre più diffusi e profondi, di  disagio professionale e 

disaffezione verso le istituzioni sanitarie, ma anche ai 

cittadini che lanciano preoccupanti segnali di sfiducia 

verso la sanità pubblica  e privata  ed i suoi professionisti.

     Vogliamo contrastare questi fenomeni che  

paradossalmente  accompagnano i grandi successi della 

medicina e della sanità, in quanto capaci di determinare  un inarrestabile  declino  civile e sociale della nostra professione, relegandola  ai margini di un sistema salute nel quale diventa 

più facile confondere i bisogni veri  con i desideri impossibili, l’ uso appropriato con il consumo delle  risorse definite, i diritti 

autentici con le  false libertà, la  tutela della salute con il 

trionfo del consumismo salutista.

     Il paradosso  di un medico sempre più piccolo in quanto confinato al rango di  anonimo ed eterodiretto prestatore d’opera in una medicina ed una sanità  sempre più grandi e complesse,  è superabile  solo attraverso una più  attuale  ed  incisiva rinegoziazione con i cittadini e con  le istituzioni di nuovi  

ruoli e  compiti .

    Proponiamo un nuovo patto, una nuova alleanza, tecnica, 

civile e sociale fondata sul riconoscimento di una  compiuta  autonomia professionale, quale condizione permissiva per un’assunzione piena di nuove responsabilità, per restituire 

dignità all’impegno professionale, per  ridare  slancio alla solidarietà ed equità per quei diversi e quei diseguali che lo sviluppo economico e sociale immancabilmente produce e dimentica, 

per  irrobustire  la fiducia dei professionisti e dei cittadini nelle  istituzioni democratiche e nei valori costituzionali  che esse custodiscono.

     Ci riconosciamo nel comune disegno di  una Professione 

Medica  vicina alle Istituzioni , a supporto dei loro compiti di 

tutela della salute  e prossima ai cittadini soprattutto dove e 

quando  sono oltraggiati da disinformazione, da silenzi 

omissivi, da  incapacità amministrative, da colpevoli ed inescusabili negligenze ed imperizie tecnico-.professionali e colpiti nei loro 

diritti fondamentali da una devastazione   dei  territori, degli 

ambienti di vita e di lavoro.

     Questa prossimità ai cittadini, ai loro bisogni, alle loro 

inquietudini è oggi più che mai indispensabile  per  dare 

risposte chiare ed equilibrate, ai dubbi. e  alle incertezze 

tecniche, civili, etiche che il travolgente sviluppo della 

medicina inevitabilmente propone soprattutto sulle questioni bioetiche di inizio e fine vita che il nostro Codice di Deontologia  ricompone in una matrice comune di doveri,  rispettosi  di tutti i valori etici in campo.

     Vogliamo  migliorare il presente e costruire il futuro della professione tutelando i nostri giovani, garantendone l’ottimale formazione di base e specialistica, favorendo il loro ingresso 

nella professione, assicurando la libertà ed indipendenza  dell’ esercizio professionale, proteggendo lo sviluppo delle  

conoscenze e delle competenze in medicina con fonti

autorevoli e libere da conflitti di interesse.

     Riteniamo che il futuro sempre più donna della nostra 

professione debba essere sempre più ricco di opportunità 

inclusive sul piano della formazione  ed aggiornamento, dell’ organizzazione dei servizi, del pieno riconoscimento dei meriti 

e delle competenze nello sviluppo delle  carriere, per 

promuovere in altre parole le nuove opportunità di vita e di 

lavoro oltre le pari opportunità.

    Vogliamo contribuire a rendere il sistema sanitario affidabile 

per i cittadini  e a vincere la sfida della sua sostenibilità 

economica assumendoci la responsabilità civile e tecnico professionale dell’uso appropriato delle risorse disponibili.

   Intendiamo  custodire e rinnovare anche  all’interno della professione  il prezioso valore della solidarietà , nella 

moderna accezione di sussidiarietà, irrobustendo il ruolo delle Fondazioni autonome Prevido-Assistenziali,  ENPAM ed 

ONAOSI,  preposte ad un sistema compiuto di tutele post 

lavorative e di presa in carico delle fragilità dei professionisti e 

delle loro famiglie, anche quando intervenute durante la fase 

lavorativa.

 

Per un buon  Servizio Sanitario, unitario, equo, solidale e di 

qualità.

 

    Siamo convinti  che la tutela della salute,  garantita da un 

SSN universale  e solidale,  equo ed accessibile rappresenti 

una delle più forti espressioni dell’identità civile e morale di 

una comunità  ed uno strumento formidabile di coesione tra  

strati sociali, generazioni e  culture, di sviluppo dei diritti e 

delle libertà dei singoli e delle collettività.

   Chiediamo quindi scelte  politiche autorevoli e rigorose  

per riagganciare ad una  sanità moderna, efficace ed 

accessibile, quelle  parti del paese, prevalentemente il nostro 

sud e le nostre isole,  oggi ancora segnate da storiche disuguaglianze sociali ed economiche

    Proponiamo una “ grande opera “  per la  sanità delle aree svantaggiate del nostro paese e cioè interventi in strutture ed infrastrutture ospedaliere e territoriali, in tecnologie sanitarie e della comunicazione, in reti di servizi sanitari e socio-sanitari che valorizzino la continuità, l’umanizzazione e   la domiciliarità 

delle cure .

     Riteniamo che ogni progetto di Federalismo Fiscale debba  misurarsi con  tali differenze non solo adottando misure 

efficaci di perequazione delle capacità fiscali   ( federalismo 

equo e solidale ) ma anche intervenendo con rigore e fermezza  sulle profonde diversità nei livelli di efficienza e trasparenza nell’uso delle risorse, dando così risposte concrete, nel segno dell’unitarietà, solidarietà  ed equa accessibilità al diritto costituzionale  alla 

tutela della salute.

      E’ necessario ricondurre la mobilità sanitaria  nei  limiti 

fisiologici di attrazione della domanda determinata dai poli multispecialistici ad  alta qualificazione professionale, 

tecnologica  formativa e di ricerca  nell’ambito di modelli 

cooperativi e partecipativi,  evitando  logiche di mera 

concorrenza sulla stessa domanda e sulle stesse risorse, dimostratesi inefficienti  nell’ambito di sistemi sanitari pubblici 

a finanziamento  definito .

      Va invece riassorbita attraverso il potenziamento quali-quantitativo dell’offerta  quella quota non indifferente di mobilità sanitaria che  origina da una offerta insufficiente di 

servizi affidabili  per un profilo di domanda standard.

      Riteniamo che le liste d’attesa, spesso erroneamente 

assunte come  indicatori  dell’inefficienza produttiva  dei sistemi sanitari pubblici,  vadano  governate evitando risposte  fondate prevalentemente sul potenziamento dell’offerta di prestazioni privilegiando invece la pratica della appropriatezza, 

coniugando cioè, ad ogni livello di responsabilità , domanda/ risposta/ bisogni .

      Una sanità moderna deve altresì fare spazio nelle risorse dedicate, nella cultura del sistema e nei servizi resi  all’  

educazione alla salute, all’attenzione agli stili di vita, alla tutela 

dei luoghi e degli ambienti di vita e di lavoro quali  nuovi 

determinanti della salute del singolo e della collettività.

 

Per una buona politica in sanità che rispetti l’autonomia della gestione e dei professionisti

 

     E’ necessario ed indifferibile  ridefinire nel governo della  

sanità i rapporti tra i ruoli e compiti della politica , quelli della  gestione e quelli delle professioni affinché siano 

inequivocabilmente separati e distinti ma fortemente sinergici 

sugli obiettivi da conseguire.

    Va innanzitutto ridefinito e riconosciuto più spazio e più peso ai governi dei territori ( municipalità, comuni, consorzi di comuni) nella programmazione e valutazione degli obiettivi e dei risultati di 

salute conseguiti nelle comunità.

   Proponiamo di  modificare le modalità di scelta del Direttore Generale delle Aziende sanitarie,  dando evidenza pubblica ai termini, alle  procedure di selezione e ai curricula dei candidati, affidando ad una Commissione tecnica, autorevole e terza,  la valutazione dei profili di competenze in riferimento a quelli 

ritenuti necessari al ruolo specifico da ricoprire, che indica al decisore una rosa ristretta.

    Nelle procedure pubbliche  di attribuzione degli incarichi di direzione delle strutture complesse, la totale discrezionalità di 

scelta del DG, oggi vigente va  commisurata e resa compatibile con il riconoscimento del merito e delle capacità tecnico-

professionali  prevedendo  una  selezione sul profilo delle competenze , correlate  alle caratteristiche dell’incarico da 

attribuire, operata da una Commissione di pari, autorevole e 

terza, che individua  una rosa ristretta di candidati, con la quale si confronta ed integra  la  discrezionalità, motivata  e  ponderata 

del D.G.

     Parimenti l’individuazione del Direttore di Dipartimento dovrà essere una scelta motivata del DG effettuata all’interno di una 

rosa ristretta di candidati proposta dal Comitato di Dipartimento.

   Proponiamo che il Collegio di Direzione assuma il ruolo di  “ Organo dell’azienda “ con precise attribuzioni  di 

responsabilità  in materia di progettazione e valutazione delle 

attività tecnico sanitarie e di quelle sociali ad alta integrazione 

sanitaria.

     Riteniamo che queste correttivi siano la premessa 

indispensabile affinché possa svilupparsi nei servizi aziendali 

una rete diffusa di autonomie e responsabilità, capace di 

produrre  ad ogni livello del sistema sintesi e sinergie di 

competenze e valori comuni, in altre parole l’  humus della Governance clinica.

 

Per una buona qualità professionale e dei servizi di tutela della salute

 

      I “ fondamentali “ di un professionista di qualità si 

costruiscono nel lungo iter formativo pre e post laurea, 

competenza esclusiva dell’Università con la quale  riteniamo necessario proseguire in una incisiva  collaborazione per 

avvicinare sempre più e sempre meglio la formazione alle innovazioni ed alla complessità del moderno esercizio professionale.

    Riteniamo  necessario mantenere la programmazione  degli accessi alla Facoltà di Medicina, migliorandone i criteri di 

selezione,  al fine di commisurare e modulare l’offerta 

quantitativa di medici ad una domanda che  origina  da sistemi organizzativi e tecnico professionali , sia ospedalieri che 

territoriali,  in rapido cambiamento, portando correttivi  all’ 

anomalia italiana di una pletora medica, prestando però 

particolare attenzione alla necessità  di programmare le 

tipologie di specialisti da formare, in ragione dei bisogni emergenti.

        Tale complessità richiede una revisione  delle attuali 

procedure di programmazione di laureati e specialisti , che 

troppo spesso si traducono in contrattazioni tra  soggetti ( Regioni-Ministero Salute-Università-FNOMCeO ) che esprimono esigenze diverse ma che devono convergere nei confini  

oggettivi  di un  sistema formativo che , nonostante pregevoli 

sforzi,  resta  poco flessibile.

         L’Esame di Stato, abilitante all’esercizio della professione , ancorché recentemente modificato, presenta  il  limite  di 

operare in una sorta di parziale conflitto di interessi, 

prevedendo ancora il diretto coinvolgimento delle Facoltà di Medicina nel  compito di valutare e  certificare  che  il loro 

prodotto formativo ( i laureati in Medicina e Chirurgia)  possa esercitare la professione medica .

       Nel merito vanno superati gli ostacoli   verso un modello formativo che efficacemente coniughi  il “ sapere” al “ saper 

esser e saper fare”; l’imparare facendo deve assumere più peso nei curricula formativi dei medici così come vanno rapidamente 

estese le iniziative di inserire in questi le nuove scienze umane ( la comunicazione, la deontologia, l’etica, l’antropologia, il 

management ) quali  elementi costitutivi il moderno esercizio 

della professione medica.

         La formazione specialistica è il paradigma di questo 

modello formativo al di sotto delle sue potenzialità: l’utilizzo 

delle reti formative regionali con  l’affiancamento pieno dei professionisti del SSN nel ruolo di docenza e tutoraggio e 

l’offerta delle attività preventive ed assistenziali quale  enorme laboratorio del saper fare e saper essere restano  infatti 

previsioni legislative a tutt’oggi largamente disattese.

      Riteniamo dunque che la formazione  specialistica,   fermo restando gli obblighi di apprendimento teorico, possa e debba completarsi  con un inserimento pieno e protetto da tutors nelle attività di prevenzione, diagnosi e cura delle reti formative 

regionali .

      Crediamo che la medicina generale si ponga   come una disciplina specifica, caratterizzata da una metodologia ed  un 

campo di ricerca clinica  proprio da trasmettere attraverso 

forme e contenuti di apprendimento altrettanto peculiari e sostanzialmente assenti nel tradizionale insegnamento 

universitario e che sia dunque necessario formalizzare una 

vera e propria “Scuola di Medicina Generale“, da sviluppare in piena autonomia all’interno della categoria stessa, in modo da 

garantire una vera formazione sul campo.

      Il rischio di un impoverimento professionale e sociale  è 

altresì correlato alla effettiva capacità di incidere sui processi 

di produzione, trasmissione, sviluppo e valutazione delle conoscenze e competenze innovative  e del loro trasferimento 

nella pratica clinico assistenziale chiamando in causa oltre che l’Università, anche gli Istituti di Ricerca e Cura pubblici e privati , le stesse Aziende Sanitarie,  il ruolo moderno  delle Società 

Medico Scientifiche.  

      Riteniamo necessario definire   un sistema di 

Accreditamento “Istituzionale “delle Società Scientifiche da 

porre in capo ad un soggetto terzo, autorevole, fortemente rappresentativo delle istituzioni sanitarie di riferimento e, 

sulla base delle indicazioni già poste dalla Federazione 

Nazionale delle Società Medico Scientifiche ( FISM ), fondate 

sul possesso di requisiti  di rappresentatività per aree 

specialistiche, organizzativi, gestionali, di trasparenza sui 

conflitti di ‘interesse e  di competenze tecnico-scientifiche 

possedute ed esercitate.

      L’Accreditamento Istituzionale  legittima il coinvolgimento a 

tutti i livelli in attività di consulenza e supporto tecnico-

scientifico  alle istituzioni sanitarie pubbliche e private  in 

materia di progettazione , produzione e valutazione dei servizi 

per la salute e nelle politiche di HTA ed a collaborare alla costituzione ed al buon funzionamento di  un sistema  

efficace di produzione-diffusione-valutazione delle linee-guida, 

oggi  debole ed  inadeguato.

       Consideriamo opportuna  l’individuazione  di una 

istituzione Nazionale preposta  all’accreditamento delle linee 

guida e alla loro diffusione e valutazione d’impatto  che deve  caratterizzarsi per una  forte terzietà nei confronti delle amministrazioni sanitarie responsabili, assumendo un ruolo di garanzia tecnica dei cittadini nel valutare le prove di efficacia e l’economicità degli interventi sanitari.

     L’Accreditamento “Formativo “, quale provider di 

formazione ECM , fa invece riferimento ai criteri e procedure  

allo scopo previste dalla Commissione Nazionale ECM, anche relativamente agli accreditamenti regionali ed è finalizzato a garantire  quella vasta offerta formativa specialistica che 

caratterizza lo sviluppo  dei saperi e delle competenze della moderna medicina.

   Intendiamo adoperarci per l’adozione di  un sistema autogovernato, efficace ed affidabile di promozione e 

valutazione della Qualità Professionale orientato verso il 

modello dello  Sviluppo Continuo Professionale configurando  indicatori e  standards di conoscenze e competenze;  in altre 

parole  quei portfoli di attività di formazione ( ECM),  di aggiornamento, di prevenzione, clinico assistenziali, di insegnamento, di ricerca,  ai quali, dopo una verifica e 

valutazione positiva, far corrispondere livelli crescenti di  accreditamento professionale.

 

Per una buona  prevenzione e gestione del rischio clinico

 

    Riteniamo urgente dare piena attuazione all’Intesa 

raggiunta nella Conferenza Permanente Stato-Regioni del 

marzo scorso in materia di prevenzione e gestione del rischio 

clinico in ragione dei suoi  devastanti riflessi sui 

comportamenti professionali, sempre più prigionieri di atteggiamenti 

difensivistici che gravano il sistema  sanitario di inutili costi economici e sociali.

 * Vanno  individuati ed attivati  in ogni struttura sanitaria 

 funzioni dedicate alla prevenzione  e gestione del rischio 

clinico, favorendo lo sviluppo di una cultura basata sulla collaborazione di più competenze e della valutazione dell’

errore ( incident reporting confidenziali, mappe del rischio,  etc ) come strumento per migliorare la qualità dei professionisti e 

delle organizzazioni ;

* Va reso operativo l’obbligo in capo a tutte le  strutture 

sanitarie e sociosanitarie , pubbliche, private accreditate e 

private autorizzate della copertura economica del risarcimento da responsabilità  professionale  per tutti i professionisti, 

dipendenti e convenzionati, e per tutte le attività svolte in 

conto e per conto delle strutture stesse; per i liberi 

professionisti l’obbligo è in capo agli  stessi con previsione di agevolazioni fiscali.

* E’ necessario sviluppare e  consolidare gli strumenti e le 

procedure  di risarcimento mediante risoluzione  stragiudiziale  dei contenziosi scoraggiando il ricorso inappropriato ai 

procedimenti  civili e penali, affidando agli ordini professionali 

un ruolo di garanzia tecnico professionale nell’individuazione 

degli esperti terzi, all’uopo selezionati e indicati in appositi 

registri sulla base delle esperienze e delle competenze 

dimostrate e documentate

* Vanno  sperimentati sistemi  di riconoscimento, 

quantificazione  e liquidazione di tipologie di  danno mediante indennizzi che non necessitano della dimostrazione di  un 

profilo di colpa professionale ma di un nesso di causalità 

dimostrato tra prestazione sanitaria effettuata e danno  

( sistemi no-fault )

* Fermo restando il diritto dei cittadini ad un giusto 

riconoscimento per un danno ingiusto, proponiamo l’ 

introduzione di alcune innovazioni  nelle   disposizioni 

giuridiche in materia di responsabilità professionale  in ambito civilistico e di colpa  medica in  ambito penale anche in 

riferimento ad una più efficace definizione degli ambiti di azione del consenso informato,

* Riteniamo indispensabile l’ individuazione ed attivazione di 

un Osservatorio Nazionale, avente il compito di raccogliere tutti i dati regionali sul fenomeno malpractice .

 

Per una buona integrazione delle competenze professionali, 

delle istituzioni e dei  servizi

 

Vogliamo superare  alcune  consolidate antinomie di 

sottosistemi che, nel corso degli anni  si sono sviluppate nel 

nostro SSN secondo direttrici autonome, autoreferenziali, 

spesso dichiaratamente conflittuali e concorrenti sulle risorse, con l’obiettivo non solo di migliorare l’efficienza, l’efficacia dei 

processi e degli esiti ma anche di  costruire un comune senso 

di appartenenza e promuovere una condivisa assunzione di responsabilità che metta al centro le sorti del nostro sistema sanitario ed il patrimonio di valori che esso custodisce.

 

     Stato- Regioni:

va attuato e potenziato in questa sanità federale,  il ruolo 

moderno dello Stato nel regolare e tutelare l’accesso alle 

prestazioni garantite perchè appare insufficiente limitarsi alla 

sola individuazione  dei L.E.A. che  rischiano di diventare un  

mero elenco di prestazioni più o meno disponibili ai cittadini 

senza una  contestuale definizione  dei Livelli Essenziali di 

qualità , appropriatezza ed efficacia delle prestazioni, di organizzazione ,di sicurezza delle strutture e delle tecnologie, 

di formazione e aggiornamento dei professionisti , di 

monitoraggio e valutazione degli obiettivi di salute,  di 

efficienza nelle  procedure di spesa e di utilizzo delle risorse 

umane.

     Riteniamo quindi opportuna  una ridefinizione normativa nazionale delle funzioni di  valutazione delle attività sanitarie e sociosanitarie oggi eccessivamente parcellizzate in più 

soggetti e procedure che perseguono obiettivi diversi, per  ricondurle invece ad una compiuta funzione di monitoraggio e valutazione dei processi e degli esiti degli interventi sanitari 

secondo indicatori comuni ed appropriati alle tipologie di prestazioni.

 

      Medici e Professioni Sanitarie:  

vanno riconsiderati i principi che a partire dalla legge 502/92, 

hanno prodotto fino ad oggi  22 diversi profili sanitari in parte 

storici, in parte nuovi, stanno evidenziando  preoccupanti 

difficoltà nel regolare un sovrapporsi, spesso caotico, di competenze riservate,  di autonomie e responsabilità  a cui va aggiunta la manifesta incapacità  di contenere le spinte a   

nuove professioni.

     Non ci sfugge lo straordinario valore dello sviluppo delle conoscenze e delle competenze in atto in ambito sanitario  ma  tali cambiamenti   hanno bisogno di una nuova cornice giuridica 

che si esprima sulle seguenti questioni.

*  Una definizione condivisa di atti e procedure  mediche che 

ne tracci le potestà e i limiti al fine di meglio definire le potestà ed i limiti degli  atti  e delle procedure da riservare ad altre 

professioni sanitarie e figure tecniche di supporto prevedendo altresì   una nuova  tassonomia giuridica delle professioni e dei relativi profili da correlare ai percorsi formativi.

*  Prendere atto che il processo di sviluppo di nuove 

ompetenze settoriali e di supporto nel campo della prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione non può più tradursi nell’individuazione  di ulteriori “professioni” sanitarie,  

recuperando e valorizzando invece la funzione formativa delle strutture e dei professionisti del Servizio Sanitario Nazionale riconosciuta ed accreditata sulla base di requisiti e criteri validi e unici su tutto il territorio nazionale, ed  abilitate a rilasciare titoli;

*  Prevedere l’accesso delle professioni sanitarie alla dirigenza del SSN esclusivamente e limitatamente a ruoli e funzioni coerenti 

con il biennio specialistico (3 + 2)  previsto solo per le attività di formazione e organizzazione, su posizioni da individuarsi su 

scala aziendale.

*  Prevedere che l’autonomia e la responsabilità tecnico professionale ed organizzativo-gestionale del medico  

mantengano un indiscusso ruolo di garanzia  della  continuità e unitarietà. dei processi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.

 

       Assistenza, Formazione e Ricerca:

crediamo necessario migliorare  lo schema  di rapporti 

istituzionali tra Servizi Sanitari Regionali e Facoltà di Medicina, 

oggi più contrattuale che cooperativo, nello spirito e nella 

lettera del DLgs n°517/99.

       L’azienda integrata disegnata in quella legge deve dunque compiutamente  realizzarsi per superare incertezze applicative che sono spesso fonte  di opportunismi, di concorrenza tra  professionisti che si contendono spazi di assistenza e di 

carriera, di bassa efficienza ed efficacia dei percorsi  formativi. .

      Va altresì irrobustita e meglio qualificata nelle partite 

finanziarie, la spesa pubblica in ricerca biomedica attraverso l’individuazione di una specifica Agenzia, autorevole, terza, 

affidabile verso la committenza ed i provider di ricerca, che 

sappia mettere in rete tutti i soggetti pubblici, compreso il SSN e i privati coinvolti attraendo in tali contesti,   risorse private 

“ libere “ da conflitti di interesse, oggi  indispensabili allo 

sviluppo della ricerca.

 

      Ospedale e Territorio:

pensiamo ad una sinergia di progetti di cura e di modelli organizzativi dei servizi al cui centro devono restare i bisogni 

del paziente, in un processo di assunzione e dismissione 

armonica e condivisa di responsabilità, di funzioni e compiti  

che non  abbandoni  nessuno in una terra di nessuno.

   L’Ospedale si deve caratterizzare sempre più quale luogo di terapie complesse per pazienti acuti, ricco di professionalità sofisticate e moderne tecnologie, che vede nel prossimo futuro l’organizzazione dei servizi secondo modelli dipartimentali 

articolati in funzioni per intensità di cura e  lo sviluppo di 

ospedali pubblici e privati  in reti integrate regionali.

   Tali modelli spostano l’attenzione dalla singola prestazione all’intero percorso assistenziale con l’obiettivo che questo si 

svolga in modo unitario e ciò risulta utile per:

·        garantire la continuità assistenziale ospedale/ospedale e ospedale/territorio,

·        evitare inefficaci ed inefficienti duplicazioni di servizi,

·        ricomporre due esigenze: la razionalizzazione dei servizi e l’accessibilità agli stessi.

       E’ necessario investire risorse  sul territorio per 

promuovere e sostenere quei modelli organizzativi che meglio garantiscono continuità assistenziale, pratiche assistenziali pluriprofessionali e pluridisciplinari ed un sistema di continua reciproca comunicazione usufruendo delle nuove tecnologie, implementando gli strumenti di sinergia, quali il piano di 

dimissione, la partecipazione dei MMG e PLS e Specialisti  Convenzionati ai Collegi di Direzione, agli incontri di 

dipartimento e di audit clinico, nell’ambito  di norme contrattuali e convenzionali  tra loro coordinate e coerenti sugli obiettivi 

comuni.

    Le attività di prevenzione, diagnosi, follow-up e le terapie che non necessitano di ricovero devono essere effettuate sul territorio ed in vicinanza con la aree residenziali dei pazienti, utilizzando 

anche , in modo integrato, le grandi professionalità espresse dal mondo ospedaliero.

    In definitiva il moderno processo assistenziale richiede una 

presa in carico globale del paziente, attraverso una forte  integrazione tra risorse territoriali ed ospedaliere: sviluppo delle cure primarie e dell’integrazioni socio sanitarie a livello 

distrettuale, assistenza domiciliare integrata,   ricoveri ospedalieri limitati alle fasi critiche e di instabilità clinica, sviluppo di

modelli low-care, day–hospital, ambulatori dedicati per il follow-up .

 

      Pubblico e Privato Accreditato:

siamo convinti che  tutto il processo di integrazione pubblico-

privato debba essere fortemente  orientato a perseguire i 

seguenti  obbiettivi strategici

* l’accessibilità alle   prestazioni definite dai livelli di assistenza consentendo la libera scelta del luogo di cura

 *  la razionalizzazione dell’impiego delle risorse a disposizione;

      * il miglioramento della qualità dell’assistenza erogata;

       La questione centrale è rappresentata dalla individuazione 

di  un rigoroso sistema di regolazione dei rapporti e da una  

piena condivisione  degli  obiettivi propri dei SSR  da realizzarsi attraverso  l’utilizzo di un  appropriato ed efficace sistema di  Accreditamento Istituzionale e di Accordi Contrattuali, cui aggiungere continue ed articolate attività di valutazione dei 

processi e degli esiti delle prestazioni erogate.

     Riteniamo che le strutture accreditate pubbliche e private, 

per erogare analoghe prestazioni con uguali standard 

qualitativi, debbano possedere risorse analoghe sul piano tecnologico, strutturale, organizzativo e professionale e 

comuni indicatori di valutazione.

-  Crediamo che nei criteri di accreditamento e nella definizione dei volumi prestazionali vada  posta particolare attenzione alle 

risorse umane  e, nello specifico, al personale medico in 

riferimento alle qualificazioni professionali e alla   dotazione organica predeterminata.

-  Riteniamo che tra i requisiti di accreditamento debba essere previsto che il personale, quello medico in particolare, in 

organico nelle strutture pubbliche e private debba avere un 

unico rapporto di lavoro nell’ambito del Sistema Sanitario 

Nazionale,  regolamentato da Contratti Collettivi Nazionali di 

Lavoro, vietando rapporti contrattuali prevalentemente fondati su incentivi economici a prestazione.

     Crediamo dunque che vada decisamente combattuta e 

vinta una battaglia di contrasto al precariato professionale in 

genere e medico in particolare che ha assunto dimensioni 

allarmanti negli ultimi anni invadendo settori di attività non 

marginali dei servizi sanitari pubblici e privati accreditati 

perché minaccia la qualità e la sicurezza dei servizi.   

 

Ordini Professionali , Cittadini  e Istituzioni:

non ci riconosciamo in alcune rappresentazioni  care ai 

sostenitori del libero mercato perchè riteniamo che  i nostri 

servizi professionali ed il cittadino utente interagiscono in un mercato imperfetto in ragione del persistere di  forti asimmetrie informative. 

     Gli Ordini che vogliamo sono enti  pubblici  non economici totalmente autofinanziati dagli iscritti agli Albi, con funzioni sussidiarie dello Stato, gestiti da organi direttivi agili, eletti con procedure accessibili di voto ed  in base ai principi della 

democrazia rappresentativa, secondo criteri di proporzionalità e rispetto delle minoranze qualificate.

      Riteniamo che i nostri Ordini debbano configurarsi come 

soggetti terzi di garanzia, dell’affidabilità tecnica e deontologica dei professionisti nei confronti dei cittadini; Enti autonomi e distinti rispetto ad ogni altro soggetto professionale da realizzare 

anche attraverso criteri condivisi di compatibilità nelle cariche direttive.

      Riteniamo che le competenze disciplinari sugli iscritti agli 

albi vadano  meglio definite rispetto a quelle amministrative, civili e penali , modernizzando le procedure secondo i principi del 

giusto processo e prevedendo nel meccanismo sanzionatorio 

forme di recupero e di compensazione rispetto alle violazioni commesse.

     Gli Ordini   sono i custodi della Deontologia Medica, tesi a sollecitare la professione al perseguimento dei grandi principi fondanti l’etica medica, di beneficialità, di giustizia e di rispetto dell’autodeterminazione del cittadino, e ne sanzionano  le 

violazioni.

 

Per le nuove opportunità di una professione medica al femminile

 

La presenza sempre più numerosa delle donne nella 

professione medica può essere sostenuta da un’idea di pari opportunità non come teoria di interesse esclusivo di genere, 

ma come diritto che, se applicato, genera  un tessuto sociale 

più solidale, equo e vivibile.

Far attraversare da questa  consapevolezza le politiche sociali  e istituzionali e le pratiche della vita quotidiana è elemento chiave per l’affermazione della democrazia  e della qualità del lavoro.

E’ opportuno promuovere la cultura partecipativa e 

consapevole di genere, graduando gli  interventi per i

ndividuare le discriminazione dirette e indirette e realizzare i necessari correttivi, tenuto conto che - entro un decennio - 

l’aumento dell’occupazione femminile sarà elemento 

determinante per l’equilibrio economico del paese. 

E’ necessario valorizzare le specificità e i contributi individuali, certi  che le differenze apportano ricchezza nella  alleanza e nella 

relazione terapeutica, e che l’approccio della sensibilità di 

genere può  orientare e favorire una rinnovata responsabilità sociale ed etica.

Le buone prassi, già consolidate, diventeranno sistema in 

sanità;  attiveranno azioni positive all’ingresso nella 

professione, nella sua progressione, generando benessere lavorativo. E’ indispensabile favorire la  partecipazione attiva 

delle donne nei luoghi decisionali in equilibrio di 

rappresentanza istituzionale, coinvolgendole concretamente 

nel  confronto continuo e produttivo all’interno della 

professione e con uno sguardo verso il mondo della scienza, della ricerca e della formazione universitaria .

Quanto sopra è  in linea con i quattro punti strategici dell'

Unione Europea, sui  quali operare per favorire l’inserimento 

delle donne nel mondo del lavoro:

- la segregazione orizzontale e verticale,

- la differenza salariale,

- la progressione di carriera,

- la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata.

 

Mettiamo queste Dichiarazioni  di Consenso  a disposizione  

dei cittadini, delle istituzioni, della politica , dei professionisti,  pronti ad ascoltare, correggere ed integrare, nella 

consapevolezza e nell’orgoglio di assolvere ad  un dovere di partecipazione e di impegno tecnico-professionale, civile ed 

etico,   in un rapporto  continuo e coerente con la società 

civile, dialettico con i decisori ed intransigente contro la 

cattiva politica  la cattiva gestione e la cattiva pratica 

professionale.

 

  

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