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Quote rosa…….Qualche riflessione sulla vicenda delle “quote rosa” che ha visto la bocciatura della proposta dell’On. Stefania Prestigiacomo che richiedeva un emendamento alla legge elettorale al fine di obbligare i partiti a candidare il 25% delle donne ( allo stato attuale le donne italiane in politica occupano l’11% dei seggi alla Camera e l’8% al Senato, agli ultimi posti nella classifica europea ). Il regolamento vuole che per essere eletti conti l’ordine in cui vengono messi i nomi nelle liste elettorali; la proposta dell’Onorevole prevedeva che dopo tre nomi maschili ne fosse inserito uno di donna, pena il taglio del 10% del rimborso elettorale ( una specie di multa per chi non rispetta la proposta presentando una lista “maschile” per le prossime elezioni e l’inammissibilità della lista stessa nelle elezioni a venire ). 452 voti contrari contro 140 favorevoli hanno affossato questa proposta. Negli articoli dei giornali la vicenda è stata descritta come una sconfitta per il mondo femminile, uno schiaffo a tutte le donne, quote rosa colpite e affondate, ma anche con alcuni spunti critici. Vero è che “chi non c’è ha sempre torto” e quindi, pur essendo non proprio elegante se non deprimente questo conteggio di pecorelle da far entrare a tutti i costi nell’ovile, è assolutamente apprezzabile lo sforzo di imporre un principio che di per sé è limitante ma pare l’unico attuabile per modificare lo stato delle cose. Altrettanto vero è che qualunque percentuale di donne candidate è bene accetta se ha un programma condivisibile dagli elettori e se l’impegno a mantenerlo non viene meno durante il mandato ( ma in questo non vedo alcuna differenza di sesso ). Quest’anno è partito un progetto per corsi di formazione politica, riservato alle donne, finanziato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, che ha visto una pioggia di oltre 10.000 domande di adesione di donne tra i 20 e i 60 anni; se ne deduce quindi che molte di noi sentono l’esigenza di avere conoscenza in materia “sociale” per poi applicarla praticamente nella propria realtà. Certamente, finchè non si ha la possibilità effettiva di “esserci” non si avrà mai quella di “fare”, quindi, a fronte a un effettivo interesse per il mondo della politica, qualunque “mezzo” può essere accettato pur di raggiungere l’obiettivo prefisso. Essere inserite in un “gruppo” ( che ha leggi come qualsiasi “branco” ) perché imposte per legge, dà l’impressione di essere tollerate e di partire col piede sbagliato. Rimango perplessa quando leggo che le donne vengono ritenute una minoranza dal momento che, da quanto risulta dall’ultimo censimento, rappresentano il 51.5% della popolazione italiana. Ulteriore perplessità mi sorge nel pensare che alcuni nostri rappresentanti abbiano diritto di sedere in Parlamento a prescindere dalle proprie capacità ma prevalentemente per il proprio sesso. Se una donna è brava, capace, si impegna (spesso più degli uomini per ottenere un pari riconoscimento!), ha talento, voglia, energia, supporto e incentivo familiare, è giusto che tra le sue scelte di vita non sia esclusa la politica, se vissuta come inclinazione naturale. L’articolo 51 della nostra Costituzione riporta le seguenti parole: Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro . Nessuna pressione, nessuna guerra dei sessi, nessuna lotta, nessuna vendetta, nessuna ripicca, nessun atteggiamento sessista: sei una donna e vuoi lavorare in un sindacato, in un partito, in un’organizzazione? Provaci, potrai riuscirci o forse no, ma almeno non ti sfiorerà il dubbio di occupare un posto solo perché nel tuo guardaroba ci sono gonne e scarpe col tacco. Hai invece deciso di dedicarti alla famiglia come scelta di vita e non come ripiego? Ti impegni nel difficile compito di educare i tuoi figli e aiutarli a crescere senza covare il dubbio di avere mancato delle occasioni? Qualunque compito sarà gravoso e gratificante proporzionalmente all’impegno profuso. Alla base di ogni scelta di relazione o lavorativa rimarrà deve comunque rimanere il rispetto, sentimento che induce a riconoscere i diritti e la dignità della persona. La proposta delle quote rosa, silurata da un compattissimo gruppo di franchi tiratori di un gruppo trasversale coperti dal voto segreto, ha il grande merito di avere sollevato il problema della scarsa rappresentanza delle donne in politica e di avere fatto sentire l’esigenza a quasi tutti i partiti di sbandierare la numerosità femminile nel proprio schieramento auspicandone un rapido incremento ( escusatio non petita… ). Prendiamolo come punto di partenza. Qualunque cammino inizia sempre con il primo passo. Questo “fiocco rosa” alla porta del Parlamento, appena esposto e immediatamente rimosso, mi lascia però ancora un’ultima perplessità: non vorrei che la strumentalizzazione politica di questa iniziativa (per certi versi coraggiosa) fosse l’espressione dell’ennesimo dubbio sull’intelligenza femminile.
Milano li 15.11.2005 Maria Cristina Campanini
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