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CORRIERE MEDICO 2005

Maternità una su dieci chiede più tutela

Una ricerca dello Snami Rosa conferma le discriminazioni per le donne medico dipendenti e convenzionate

  MILANO – Dieci dottoresse su cento. Tante sarebbero le donne medico di famiglia in età fertile, frutto di stime che possono cominciare ad avere un senso. A partire da Milano, dove i dati dell’Asl parlano chiaro: su circa duemila donne medico convenzionate per l’assistenza primaria solo 51 (il 2,5 per cento) hanno meno di 40 anni, ma 1.086 sono tra i 40 e i 50 anni, età fertile per buona parte delle appartenenti alla classe (l’ultimo censimento dice che il figlio si ha in media dopo i 33 anni). Nel resto d’Italia, data la maggiore incidenza di “guardiste”, l’età media è più bassa. E con il 2015, anno spartiacque di pensionamento dei medici che oggi costituiscono la classe d’età più numerosa (e di probabile massiccio ingresso di giovani, oltre metà donne), le indennità potrebbero servire a tante dottoresse. La Federazione nazionale degli ordini (Fnomceo) in un articolo a cura di Maria Cristina Campanini di imminente pubblicazione farà il punto sulla tutela della donna medico durante la gravidanza e i primi anni di vita del figlio. «Dalla comparazione delle diverse clausole – spiega Campanini, che è anche leader dello Snami Rosa – emerge che i medici in genere sono penalizzati rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici (docenti scolastici, dipendenti di Poste e Ferrovie), e che i convenzionati potrebbero almeno rivendicare l’adeguamento delle tutele già in vigore per le altre lavoratrici in relazione alle complicanze della gestazione e al congedo parentale». La ricerca di Campanini parte da un confronto tra dipendenti: da una parte le dirigenti medico Asl e ospedaliere, dall’altra le impiegate di Poste e ferrovie. «Le nostre colleghe sono penalizzate nella retribuzione per l’interdizione anticipata dal lavoro per gravi complicanze della gestazione rispetto ai docenti della scuola, e, per il congedo parentale, a tutte le categorie». «Per le complicanze della gestazione – continua Campanini – le docenti (e non solo quelle di ruolo) ricevono il 100 per cento contro l’80 per cento delle altre categorie. Va meglio per il congedo di maternità, percepito come stipendio intero. Ma nel congedo parentale, il periodo di astensione previsto nei primi 8 anni di vita del bambino – di 6 mesi (continuativi o frazionati) per ogni genitore – resta retribuito fino a 3 anni di vita del bimbo (e per un massimo di sei mesi) al 30 per cento dello stipendio. Per i lavoratori del comparto scuola, invece, il primo mese è pagato per intero e alle Poste è pagato all’80 per cento i primi 60 giorni». Le cose peggiorano per le donne-medico di famiglia. «Solo 15 anni fa – dice Campanini – abbiamo ottenuto l’80 per cento dei cinque dodicesimi della retribuzione dei due anni precedenti. In compenso non abbiamo facilitazioni per il congedo parentale e  per le complicanze della gestazione. Va peggio alle nostre colleghe di medicina dei servizi che vedono il periodo di utilizzo ristretto a sole 14 settimane. Ma il mondo cambia. I giudici stanno comprendendo che il nostro è mestiere usurante al pari di quello delle colleghe dipendenti». «Come Snami – conclude – articoleremo anche le rivendicazioni nelle proposte per la nuova convenzione (non firmata dallo Snami). Anche perché, nell’accordo attuale, per i medici di emergenza territoriale i periodi di assenza per gravidanza, puerperio, malattia o infortunio e astensione obbligatoria non sono più considerati servizio effettivo né conteggiati come punteggio o anzianità di servizio».

 

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Copyright © 2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010-  Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 21 gennaio 2010. Per domande o commenti > campanima@tiscalinet.it

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