In Italia, nel 2002, secondo il dato rilevato
attraverso il Certificato di
assistenza al parto (CedAP) e comprensivo di 64% dei punti nascita
esistenti, 87% dei parti è avvenuto in istituti pubblici, 12% in case di cura
private e 0.4% a domicilio. La regione italiana con la proporzione più elevata
di parti a domicilio è la Sicilia (8.03%), ma questo tasso può essere
notevolmente sovrastimato, dal momento che solamente 20.7% dei punti nascita
siciliani ha trasmesso i dati al Ministero della salute [1].
In Emilia-Romagna, nel 2003, i parti sono avvenuti in 99.7% dei casi (33.841)
presso un istituto di cura pubblico o privato, nel restante 0.2% (76 parti) a
domicilio [2].
Il parto a domicilio rappresenta quindi attualmente una realtà marginale nel
nostro paese. Le motivazioni per le quali questa opzione viene poco utilizzata
dalle donne sono varie e diverse e comprendono, fra altre, la non completa
integrazione fra professioniste e professionisti territoriali e ospedaliere/i,
la difficoltà ad ottenere una assistenza a domicilio, il costo
dell’assistenza. Un ulteriore elemento è rappresentato, senza dubbio, dalla
percezione di una minore sicurezza del parto domiciliare rispetto a quello
istituzionale. Nonostante l’esperienza dei Paesi Bassi in Europa [3] e il
riconoscimento della praticabilità del parto a casa da parte di società
scientifiche del Nord America – come il College of Physicians and Surgeons
of Ontario, la Society of Obstetricians and Gynecologists of Canada e
l’American Public Health Association [4] – l’American College of
Obstetricians and Gynecologists mantiene la propria opposizione [5].
In Italia alcune regioni, come anche l’Emilia-Romagna, hanno adottato
provvedimenti normativi per favorire la libertà di scelta da parte della donna
circa i luoghi dove partorire [6,7].

Bibliografia
1. Ministero della salute. Dipartimento della qualità. Direzione generale
sistema informativo. Certificato di assistenza al parto (CedAP). Analisi
dell’evento nascita – anno 2002. Roma: Ministero della salute; 2004
2. Regione Emilia-Romagna. La nascita in Emilia-Romagna - 1° Rapporto sui dati
del Certificato di Assistenza al Parto (CedAP). Bologna: Regione Emilia-Romagna.
Giunta Regionale. Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali; 2004 [Testo
integrale]
3. Wiegers TA et al. Outcome of planned home and planned hospital births in low
risk pregnancies: prospective study in midwifery practices in the Netherlands.
BMJ 1996;313:1309-1313 [Medline]
4. Johnson KC, Daviss B-A. Outcomes of planned home births with certified
professional midwives: large prospective study in North America. BMJ
2005,330:1416 [Medline]
5. American College of Obstetricians and Gynecologists. Frequently asked
questions about having a baby in the 21st century. Washington:ACOG; 12 Dec 2001
[Testo
integrale]
6. Regione Emilia-Romagna. Legge Regionale 11 agosto 1998, n. 26. Norme per il
parto nelle strutture ospedaliere, nelle case di maternità e a domicilio.
7. Regione Emilia-Romagna. Delibera di Giunta - n. 1999/10. Criteri e modalità
attuative per il parto in ambiente extra-ospedaliero: direttiva alle aziende
sanitarie della regione Emilia-Romagna in applicazione dell'art. 3, comma 2,
della Legge Regionale 11 agosto 1998, n. 26 [Testo
integrale]
