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La stressoressia è il rifiuto di sedersi a tavola per mangiare Una sorsata di disagio Il lavoro del medico di famiglia rappresenta un osservatorio drammaticamente privilegiato per la diagnosi precoce. n.3 luglio - settembre 2009 LIBERTA' MEDICA Maria Cristina CampaniniCoordinatrice Nazionale Snami Rosa Il fenomeno sta dilagando a velocità impressionante e non solo tra i giovani: si chiama drunkoressia, ovvero un digiuno forzato (spesso supportato dal fumo) fino alla sera per potersi poi permettere drink e superalcolici durante gli happy hour. Il termine è stato inventato dai giornalisti del New York Times e non è ancora stato ufficialmente sdoganato dalla medicina ufficiale. Il consumo di alcool al posto del cibo è fenomeno noto nel 20% circa dei pazienti anoressici (per sentirsi sazi o per aiutarsi a vomitare il cibo ingerito), ma la drunkoressia viene considerata una variante dell’anoressia, ben nota a tutti, con una variante di fondo: assumere alcolici, a differenza dell’anoressia, significa assumere calorie, quindi si rinuncia al cibo per poter bere maggiormente. Questo comportamento ha la finalità di dimagrire e di farsi accettare dal gruppo dei pari, in particolare i maschi la cui assunzione di alcolici è legata al divertimento ed alle emozioni. A tal riguardo, pare che i maschi siano particolarmente interessanti le ragazze che assumono comportamenti pericolosi e trasgressivi. A lungo andare il danno, soprattutto per le donne in cui il metabolismo dell’alcool è più lento rispetto agli uomini, diventa irreparabile. Nei college inglesi 1400 ragazze tra i 18 e 24 anni nuoiono ogni anno per i danni da alcool assunto in alternativa al cibo. Non ci dimentichiamo che l’anoressia, e tutte le sue varianti di presentazione, sono la causa di morte più frequente delle adolescenti. Tali e tanti sono le modalità di esordio dell’anoressia che si sono creati neologismi per rappresentarli: ortoressia, ad esempio, in cui l’ossessione maniacale per i cibi sani porta a smettere di mangiare; manoressia (da ‘’man”, uomo) è invece l’anoressia maschile, patologia in costante aumento tanto che ormai il rapporto con le pazienti donne è 1:4. La stressoressia è il rifiuto di sedersi a tavola per mangiare autoconvincendosi di non averne il tempo a causa della propria vita frenetica, con effetto controproducente sia dal punto di vista metabolico che sociale. Ma esiste anche la bridoressia (da bride, sposa in inglese): fenomeno piuttosto diffuso in USA, ma abbastanza diffuso ovunque per cui, prima di un evento importante (il matrimonio appunto ma anche una vacanza o un appuntamento importante) c’è la tendenza a sottoporsi a diete micidiali, comportamento che scaturisce dalla paura di non essere accettati, specie nei momenti della vita in cui si ritiene che l’immagine corporea abbia particolare rilevanza. È proprio qui il problema: la vita oggi sembra che non abbia senso se non si ha un fisico determinato da canoni esclusivamente estetici. La forma non preserva più un contenuto ma solo se stessa. Il fenomeno è ormai scappato dal controllo dei media:i fotografi di moda si trovano “costretti” a ritoccare le fotografie delle modelle in modo da renderle più grasse perché altrimenti inguardabili e impressionanti. Il mensile Cosmopolitan ha lanciato un’inchiesta per capire il rapporto che le giovani donne hanno con il cibo. I risultati parlano chiaro: il 58% vuole perdere qualche chilo, il 36% è a dieta fissa, il 39% si mette a dieta prima di un evento importante. L’anoressia compare intorno ai 12- 13 anni, ma sono in aumento anche casi di bambine in età prepubere e, quando ormai sono fallite le cure, viene diagnosticata, con un ritardo diagnostico che può arrivare fino a 10 anni. Queste sono ragazze modello, vanno bene a scuola, sono intelligenti ma hanno dei comportamenti ossessivi- compulsivi nei confronti del cibo. Insieme alle più giovani ci sono anche le quarantenni-cinquantenni che smettono di mangiare per sentirsi più giovani. Queste ragazze malate di anoressia o di bulimia sono coscienti dei rischi a cui vanno incontro. Bisogna considerare che per loro l’unica cosa davvero importante è mantenere il controllo della propria forma fisica e per questo sono disposte a tutto. Uno degli aspetti più evidenti dell’anoressia nervosa insieme alla carenza della consapevolezza della gravità della propria condizione è il deficit di motivazione della cura. Proprio questo rifiuto è uno dei più importanti fattori di cronicizzazione, con conseguenze di tipo fisico e psichiatrico. E alla cronicizzazione seguono complicanze mediche e psichiatriche. La mortalità per suicidio o per complicanze somatiche conseguenti alla malnutrizione è del 10% a dieci anni dall’esordio e del 20% a vent’anni. Molti sono i marcatori del disagio giovanile e il lavoro del medico di famiglia rappresenta un osservatorio drammaticamente privilegiato per la diagnosi precoce e per indirizzare alla terapia sia i ragazzi che le loro famiglie. L’ossessiva attenzione per il peso e per la forma fisica, la richiesta di più certificati per l’attività sportiva, la dispercezione delle proprie dimensioni, l’atteggiamento maniacale o compulsivo per il cibo, difficili rapporti familiari: questi alcuni segni da non lasciarsi sfuggire nei nostri ambulatori. S iamo in corsa contro l’autodistruzione di ragazzi che non sanno più come fare a esprimere una vita in cui forse si ha talmente tanto da non desiderare più nulla.
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