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CONVEGNO  

Sabato in Villa Serena si è svolto un incontro sul tema «Donne medico e pazienti: un rapporto nuovo o forse diverso?

LA MEDICINA PARLA ANCORA AL MASCHILE

I dati sono eloquenti: il numero delle laureate è aumentato, in corsia sono oltre la metà, ma i posti di prestigio restano agli uomini.

Monza -  Il problema non è laurearsi o conquistare la fiducia del paziente. Per quanto riguarda la professionalità le donne medico non hanno nulla da invidiare ai propri colleghi maschi. Ma mentre questi ultimi non hanno difficoltà a ricoprire ruoli prestigiosi e a far carriera, per le donne in camice bianco tutto diventa più complicato. Se non impossibile, con lo scotto da pagare di scegliere tra carriera e famiglia. Questo, in sintesi, quanto emerso sabato in occasione del convegno «Donne medico e pazienti: un rapporto nuovo o forse diverso?» che si è svolto nella sala congressi di Villa Serena.


  I numeri presentati parlano chiaro: le donne medico si laureano prima e con voti più alti rispetto ai colleghi uomini; le infermiere rappresentano il 76 per cento del totale, le dottoresse il 33 e le direttrici generali solo il 9. Inoltre, un altro dato curioso è che le donne medico sposate con uno o due figli sono circa il 30 per cento in meno dei medici maritati con prole. A dimostrazione che il gentil sesso deve ancora scegliere tra carriera e famiglia. «La strada per la parità è ancora lontana - hanno commentato Francesca Crosta e Sabrina Ortelli, sociologhe intervenute al convegno - Le donne non hanno ancora un modello di leadership da imitare, e quindi quando raggiungono posizioni di prestigio devono assumere atteggiamenti maschili, accantonando la propria femminilità». Un'altra riflessione anche sulla scelta della specialità da parte delle dottoresse. Infatti, una volta conseguita la laurea i medici in gonnella optano per quei settori prettamente assistenziali e legati al mondo dei bambini (Neuropsichiatria infantile, Pediatria, Endocrinologia, Dermatologia, Malattie infettive), più vicino allo stereotipo sociale della donna medico che assiste e si prende cura, piuttosto di quella che taglia e cuce.
Ma le donne medico non si arrendono e a lanciare una ventata di ottimismo ci ha pensato la dottoressa Maria Cristina Campanini, candidata più papabile a diventare a novembre il nuovo presidente dell'Ordine dei medici di Milano e responsabile nazionale del settore femminile del sindacato nazionale autonomo medici. «C'è stato un incremento del 1.900 per cento delle donne medico - ha commentato - Nel 2017 è previsto che l'80 per cento dei dottori saranno donne. La disparità, soprattutto per quanto riguarda le posizioni di prestigio, è ancora evidente, ma è solo questione di tempo. Infatti tra i giovani medici oltre la metà sono donne, anche se esistono ancora grossi problemi di conciliazione tra carriera e lavoro». Al convegno è intervenuta anche la dottoressa Franca Maria Oppedisano, dell'Associazione italiana donne medico. «Un'associazione internazionale nata negli Stati Uniti nel 1919 - ha affermato - Che si è sempre occupata di problemi al femminile e che da anni promuove il progetto di medicina di genere, con l'obiettivo di testare i farmaci non solo sugli uomini, per le differenze fisiche tra i due sessi».


Barbara Apicella

Giornale di Monza, 17 giugno 2008

 

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