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I
nuovi modelli comportamentali delle donne e la loro sempre maggiore affermazione
sociale in campo lavorativo, sollevano tra i sociologi la questione
dell’importanza della famiglia e dei valori a cui la donna è, da sempre,
tradizionalmente legata. La
diminuzione dei matrimoni, il calo
dei tassi di natalità e l’aumento di quello dell’occupazione femminile (in
Italia attualmente pari al 42% ma previsto del 60% secondo gli obiettivi della
comunità europea) sembrerebbero confermare un’apparente tendenza ad
abbandonare l’idea di “fare famiglia” a favore dell’impegno per
l’attività lavorativa. Sono
davvero incompatibili lavoro e famiglia? Osserviamo
quanto riportato da un recente sondaggio effettuato da Mediavideo e Datavideo su
un campione di 2000 donne di età compresa tra i 14 anni e 65 anni. Alla
domanda relativa al ruolo della donna nella società il 31% risponde che le
donne dovrebbero farsi promotrici di un nuovo modello di società basato su
valori ed esigenze femminili, il 20% che dovrebbero avere ruoli pari a quelli
degli uomini, ma il 19% rimane convinta che il ruolo fondamentale per le donne
dovrebbe rimanere prevalentemente quello di madre. Un ulteriore 8% ritiene poi
che la donna farebbe meglio a non lavorare e dedicarsi esclusivamente alla
famiglia e ai figli. Il
significato di famiglia e matrimonio, per le donne di oggi, ha ancora un senso
se inteso come possibile fonte di realizzazione
personale, è una gabbia in cui abbandonare i propri desideri di
affermazione o è una scelta ragionata e personale? Dai dati raccolti risulta
che per il 53% delle intervistate la famiglia è basata sull’amore reciproco,
per il 32% è una base e necessità sociale, per l’11% è un vincolo di mutua
assistenza basato sull’affetto, per il 2.5% è un vincolo definito da un
contratto. Per
quanto riguarda le coppie di fatto (di grande attualità viste le proposte di
legge sui pacs), il 68% delle donne si schierano a favore di un’assoluta parità
dei diritti rispetto alle famiglie tradizionali contro il 22% che non ritiene
che questa convivenza sia da considerarsi come famiglia a tutti gli effetti. Ma
la carriera femminile crea ostacoli nella vita di coppia? Da quanto risulta
dall’ indagine commissionata all’Università degli Studi di Milano –
Bicocca da Manageritalia (la Federazione nazionale dei dirigenti), parrebbe di
si, essendoci un’incidenza più alta di divorzi tra i manager donna (10%)
rispetto agli uomini (6%); d’altra parte il 67% delle donne e il 59% degli
uomini ammette difficoltà nel conciliare le responsabilità di famiglia e
lavoro e che questo costituisce spesso un ostacolo alla carriera e inasprisce le
relazioni di coppia. Forse perché ancora a parità di qualifica solo il 26%
delle donne guadagna oltre 100.000 euro l’anno contro il 41% degli uomini, è
maggiore la percentuale delle donne (26%) che sposano dirigenti
rispetto a quella degli uomini (6%) che sposano le manager. Va
senz’altro aggiunto che le donne che rivestono posizioni apicali senza
rinunciare alla famiglia tendono ad avere meno figli (il 47% non ne ha del tutto
e il 32% ne ha solo uno; tra i padri manager oltre i 2/3 hanno uno o due figli).
Eppure i giovani hanno un atteggiamento molto favorevole nei confronti della
maternità: nell’età compresa tra i 23 e i 27 anni (in realtà in grande
anticipo rispetto all’età in cui si diventa genitori per davvero!) sono solo
il 3% i ragazzi di entrambi i sessi che dichiarano di non desiderare dei
figli e meno del 10% quelli che dicono che si accontenterebbero solo di uno. Nuove
esigenze, una realtà che tende ad allinearsi con le tendenze nord-europee ed
americane in termini di emancipazione professionale femminile. Sembra
quindi che le donne abbiano idee abbastanza precise sul ruolo che occupano come
mogli, madri e lavoratrici, determinate nelle loro scelte, consapevoli della
nuova realtà che stanno rappresentando, proiettate in un futuro sempre più
carico di impegni e soddisfazioni professionali eppure conservando i valori e i
significati di un passato e di tradizioni
che sarebbe contro la nostra stessa natura dimenticare. Maria 29 marzo
2006
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Copyright © 2004/2007/2008- Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 27 ottobre 2008. Se avete bisogno di notizie potete inviare un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti. a campanima@tiscali.it
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