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Ovvero come essere mamma, lavorare e non sentirsi in colpa  

Ne parliamo con la Dott.ssa Elena Moglio, medico psicoterapeuta, specializzata in ipnosi e terapia della coppia (centro.vita@libero.it)

E' vero che il bambino sta bene se la mamma sta bene?

Una cosa è certa e credo che chi è madre possa  effettivamente saperlo: nella prima parte della vita del bambino esiste per vicinanza , per la necessità di dipendere totalmente, una vera e propria simbiosi psicologica tra madre e bambino, ma a mano a mano che il bambino cresce e socializza questa simbiosi è meno evidente, e il bambino ha sue proprie reazioni ad eventuali malesseri della madre, reazioni dettate sia dal carattere sia dall’ambiente, sia dal concetto che il bambino si è fatto dello stato di malessere. Ma affermare che i bimbi stanno bene se la madre sta bene equivale a ribadire di nuovo l’onnipresenza e onnipotenza della madre sul bambino che fa logicamente molto comodo a molti che tutto sommato spesso non vogliono essere coinvolti in questa responsabilità; delegare tutto alla madre implica di non sentirsi responsabile di nessun errore di valutazione e di nessun problema che possa insorgere nelle diverse fasi educative del bimbo e solo che non fa niente, non sbaglia mai.

Madre e figlio: il cordone ombelicale rimane per sempre?

Esiste davvero nella prima fase una sorta di dipendenza tra madre e figlio per cui la madre tende a reagire meglio e di più creando una relazione vivace al bambino che è attivo e reattivo, in questo modo mettendo in atto una sorta di amplificazione della relazione che aiuta il bambino a sviluppare ancora di più le sue capacità relazionali. Ma è vero anche il contrario, cioè il bambino meno reattivo e vivace viene stimolato meno spontaneamente dalla madre con il risultato che sarà meno precoce e stimolante. Questo aspetto precoce della relazione madre figlio, può comunque essere ovviata con poche parole già al reparto di neonatologia dove se ci fosse un controllo sensibile e discreto potrebbe essere subito ristabilito l’equilibrio necessario senza traumi di nessun tipo.

Ma cosa vuol dire stare bene, cosa si intende per relazione "sana" con i propri figli?

Se guardiamo ai modelli che pubblicità e mass media ci propongono della donna-madre felicità vuol dire fare tutto sempre meravigliosamente senza cadute di tono o errori, sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista della cura della propria persona, che dal punto di vista femminile, modelli che non concedono pause .

Ma sappiamo che non è quasi mai così...

Certo! A volte stare bene implica la capacità di dire qualche “no” in più, togliersi la maschera ed essere finalmente umana, consapevole dei propri limiti e di quelli degli altri . Se stare bene dovesse implicare anche qualche momento di depressione, inteso come momenti di pausa con se stesse, che male ci sarebbe? Spesso accade che proprio quando la mamma è depressa ed è costretta a pensare a se stessa  che i bambini possono cominciare a stare bene; smettendo di stare male al posto dei genitori possono dedicarsi all’unica cosa davvero importante per loro: crescere.

Affrontiamo l'eterno problema dei sensi di colpa delle donne?

Si, ne parliamo perchè assolutamente diffusi e difficili da rimuovere,  perchè le emozioni e l’inconscio sono ben lontani dall’essere domati razionalmente.  

Vuoi dire che non esiste un rimedio??

Le soluzioni ci sono sempre:  le strategie che si possono adottare sono tre:

*   Troncare di netto con il lavoro e i propri impegni. Questo accade abbastanza spesso, ma non è una strategia vincente, infatti troppo spesso accade che smettere di lavorare non anestetizza nei confronti dei sensi di colpa della madre, c’è sempre qualcosa nei riguardi dei figli che non va e che è opportuno mettere a posto.

*   La seconda strategia  è la più diffusa e consiste nel barcamenarsi tra i diversi ruoli senza impegnarsi come tempo troppo nell’uno e riuscendo così a fare abbastanza bene anche quell’altro, nascono così le soluzioni part-time, i lavori in casa.

*   La terza ed ultima strategia consiste nel negare assolutamente la presenza di sensi  di colpa , che poi però riaffiorano in svariati modi , dall'acquisto sconsiderato di giocattoli e vestiti, ad altre stranezze mai sane se non addirittura in sintomi e somatizzazioni.

Ma se la madre lavora il bambino ne soffre?

Le relazioni tra una madre e un bambino non sono migliori quando la madre non lavora e non sono nemmeno peggiori. La cosa da temere di più è un rapporto troppo simbiotico in particolare in casi di manifestazioni depressive, ansiose o comunque in qualche modo sintomatiche.

Lavorare fuori casa non basta a sciogliere un legame troppo simbiotico tra madre e figlio, ma certo lo facilita.

La necessità di affidare il bambino ad un terzo introduce il terzo nella relazione e se questo terzo, che sia una struttura o una baby-sitter o una nonna, investe in modo positivo nel bambino e rispetta la figura della madre, ecco che si instaurano le condizioni favorevoli per un distacco naturale e sano, fermo restando che la separazione fisica non comporta la perdita dell’intimità psicologica o affettiva dal proprio figlio.

Anche stando a casa ed occupandosi del bambino tutto il giorno si possono crescere figli emotivamente autonomi, sia ben chiaro , ma spesso questa condizione lo rende più difficile. In questo caso le donne devono essere molto consapevoli comunque del proprio senso del sé senza cedere alle convinzioni che socialmente vengono ripetute o insinuate per cui lei è onnipresente e onniresponsabile comunque nei confronti del bambino e delle sue eventuali difficoltà.

Allora li abbandoniamo senza colpa i nostri sensi di colpa?!

Non è un peccato volere e sapere di poter affidare il proprio bambino qualche ora nelle mani di qualcun altro  per poter ritrovare se stesse in mezzo per esempio ad un mondo di adulti. Per dichiararsi semplicemente stanche senza nessun problema.

Il rapporto simbiotico è preoccupante perché spesso è la causa prima di disordini relazionali che né la madre né il figlio riescono a superare senza un aiuto esterno. E’ quel rapporto in cui insidiosamente un essere si identifica nell’altro senza che né uno né l’altro riesca più a trovare i confini, il figlio diventa lo specchio della madre, l’oggetto delle sue proiezioni inconsce.

Possiamo affidare i nostri figli ad altri senza correre il rischio di snaturare o incrinare il rapporto con loro?

E’ importante perché l’affido sia di qualità cha il personale che accudisce non trascuri mai il legame che il bambino ha con la famiglia ( nominare sempre i genitori, le cose famigliari ) perché è importante che il bambino dia sempre un significato all’assenza dei genitori e che questa sia sempre spiegata, anche quando pensiamo che il bimbo non sia in grado di comprendere.

La personalità del bambino va sempre preservata, nella sua unicità e per questo avere dei momenti di relazione privilegiata tra l’educatore e il bambino è molto importante. Per questo l’inserimento nel nido o in una scuola o anche l’affido ad una persona di fiducia deve avvenire per gradi, l’inserimento risulta così molto importante  per il  bambino  perché per lui significa trovare nuovi punti di riferimento.

Affidiamo cioè il bambino e un po' anche noi stesse?

In un certo senso si. Il bisogno del bambino di essere capito è importante ma lo è anche il bisogno del genitore di essere rassicurato, che vuol dire sapere di aver fatto la scelta giusta per il proprio bambino , che possa fare un’esperienza giornaliera serena, anche se non insieme alla propria madre.

Per questo una modalità di relazione che va sempre coltivata è quella della comunicazione tra la famiglia e che si occupa del bambino facendo capire che nessuno si sostituisce alla famiglia, e anche quindi nella formazione di regole e di abitudini bisogna sempre essere consapevoli che in ambienti diversi ci sono diverse abitudini che non devono interferire e creare confusione proprio per il motivo che non sono sostitutivi l’uno all’altro.

Il rapporto deve essere anche individuale con il bambino, preservando in questo modo la sua unicità, fatto questo che rassicura anche il genitore.

E’ bene infatti tener sempre presente che il bambino è una creatura unica anche perché unica è la storia della famiglia da cui proviene; preservare questo legame si rivela fondamentale per la crescita del bambino perché è comunque determinante in quel momento ma anche per il resto della sua crescita.

Il legame con gli educatori è invece di tipo professionale, affettuoso, amorevole ma pur sempre di tipo professionale 

Tempo, lavoro, bambini: chi vince?

In effetti, diciamocelo, nella nostra società spesso il tempo di una madre si traduce in una lotta contro il tempo.

Anzi la sensazione predominante è spesso proprio il fatto che di tempo ci sembra di non averne mai. E questo colora le nostre giornate e in genere quella che facciamo di quella sensazione angosciante che è dato dall’intenso desiderio di darci a chi amiamo ma di non riuscire mai del tutto in questa impresa. Come se ciò non bastasse quante volte ci guardiamo allo specchio e preferiamo non pensare che gli anni stanno volando troppo in fretta senza che legittimamente possiamo avere del tempo anche per noi?

I nostri figli crescono e spesso vorremmo passare più tempo con loro ad ascoltarli. Ma inevitabilmente quando la sera spegniamo la luce ci sembra di aver semplicemente parlato con loro per dire una serie interminabile di raccomandazioni, necessarie ma forse non sempre consone a quanto voleva dire il nostro cuore.

Ecco perché qualcuno negli anni settanta cominciò a mitizzare la qualità del tempo che una madre passa con i suoi figli. Nel senso che importa quanto sia purchè sia un tempo a misura di bambino.

Sono quindi fioriti altri stereotipi di  mamme che rientrano dal lavoro e si mettono a giocare con il loro bambino e che si divertono con lui escludendo tutto il resto.

Non tutti noi siamo invece portati a giocare, ad alcuni non piace affatto. Ecco quindi ancora sensi di colpa, ancora sensazioni di inadeguatezza.  

Credo che ci serva a questo punto qualche "consiglio per l'uso"!

La cosa più giusta da fare è capire anche in questo caso che una madre davvero buona è già in effetti una madre "abbastanza buona" e come ho detto in precedenza la soluzione sta nell’accettare i propri limiti e i propri bisogni, rispettarci come persone ancora prima  che come madri. Fermo restando che logicamente ci sono delle priorità, variabili con l'età del bambino, che non si possono ignorare.

Facendolo , a parte il fatto di imparare un nuovo modo molto più libero di concepire noi stesse, insegniamo ai nostri figli il rispetto di sé. E’ molto meglio costruire un modello dello stare con i nostri figli  a nostra misura, tagliato apposta per noi,  con il nostro stile facendo con loro le cose che ci piace fare senza sforzarci in un latro modo facendo cose che ci annoiano e che quindi non sarebbero educative, perché questa e la cosa davvero importante educare i nostri figli spingendoli verso l’autonomia la libertà di scelta e  la socializzazione.  

Ce la possiamo fare?

Assolutamente si! Quando si ama nulla è impossibile....

Elena Moglio, 11 ottobre 2006

 

 

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