Noi aderiamo ai principi della carta HONcode della Fondazione Health On the Net Licenza di procreare 

Home Su Chi Siamo Area Professionale Piano del Sito Assita Link Utili Lavoro mondo rosa

Su
Un sorso di disagio
Il ministro scherza
Drunkoressia
Licenza di procreare
Donne in rete

Vuole un figlio dal marito in coma, il giudice dice no

Il seme era già stato prelevato, ma il giudice del tribunale di Vigevano si è opposto alla richiesta della donna di avere un figlio dal marito in coma per un tumore al cervello. Il generico desiderio di paternità espresso prima del coma dal marito non basta ad autorizzare il prelievo di spermatozoi. Ne parlano tutti i principali quotidiani nazionali.

Io non ho nessuna pretesa o volontà di esprimere un giudizio, ma questa notizia mi invita a pensare che è vera l'espressione "il bel tacer non fu mai scritto". Stiamo perdendo un'altra buona occasione per stare in silenzio, dopo i fiumi di parole e commenti e opinioni e sdegni e mancanza di rispetto già ben manifestati per la tragedia della povera Eluana edei suoi familiari. Il problema non è tanto dissimile essendo la vita e la morte i due lati della stessa medaglia che ci viene data a prescindere da una nostra specifica richiesta. Ora, se noi siamo solo degli "amministratori" più o meno accorti di questo percorso terreno, mi chiedo per quale motivo ci si debba sentire autorizzati a decidere di somministrare la morte (e pure una morte atroce che ponga fine ad anni di frustrazione fisica e stato vegetativo) e non la vita. Hanno scritto che la sventurata ragazza avesse espresso verbalmente la volontà di non sopravvivere in caso si fosse trovata nelle condizioni in cui si è trovata. Questa volontà non ha lo stesso valore di un uomo che spera di avere un figlio da sua moglie ma la sua sorte non gli concede il tempo di procreare perchè lo ammala e lo riduce in coma per un tumore al cervello? Perchè a parità di richiesta possiamo autorizzare la morte e non favorire la vita? Perchè discutiamo e legiferiamo sul diritto alla morte e non sulla richiesta di chi sta chiedendo una vita? Feste, proclami, parole e dibattiti su family day, diritto a sposarsi tra omosessuali, gay pride, richieste di impianti di embrioni a single, ovuli congelati e scongelati dopo anni, mamme a 60 e pure 70 anni, stimolazioni ormonali di ogni tipo.....il festival continua e non smetterà di inquietarci, perchè ormai tutto è praticamente permesso e autorizzato.

Io credo che la moglie e i familiari di questo signore malato di tumore soffrano, soffrano tanto quanto hanno sofferto i genitori di Eluana, forse diversamente ma sicuramente tanto da incutere un atteggiamento di rispetto. La moglie, in un gesto di disperazione e dolore, cerca di aggrapparsi a una speranza di vita con una nuova vita che probabilmente, se solo avessero avuto tempo, avrebbe visto la luce senza clamori mediatici e gli interventi soppressivi della magistratura. Questa donna non ha la certezza che un eventuale impianto diventi figlio suo e di suo marito morente. Non sa se riuscirebbe a portare a termine la gravidanza, visto anche il momento di grande stress. Ha una sola certezza per ora: il cancro del marito. Forse il possibile bambino che le ha acceso una speranza di continuazione nel dolore di questi giorni avrebbe (o avrebbe avuto) un carico eccessivo di cure, attenzioni, aspettative, visti i precedenti: rispetto ai quotidiani abusi e violenze e maltrattamenti familiari sui bambini francamente non mi sembra un problema così rilevante. La legge e perfino la religione ci impone pratiche e autorizzazioni e corsi preparatori al matrimonio, non alla procreazione, almeno fino ad oggi.

Forse ci dovrebbero consegnare periodicamente (per gli aggiornamenti) consensi informati su tutto quello che può capitarci nella vita (un po' come i moduli della privacy che ormai ti danno anche per stare in coda alla cassa dell' esselunga visto che la cassiera sa quanto e cosa mangi e quanto spendi....), così da sollevare da responsabilità il giudice chiamato per decidere per noi contro pareri e posizioni espresse in precedenza.

Non conosco abbastanza di scienza, religione, deontologia e tanto meno di legge. Mi unisco sicuramente a coloro che avrebbero fatto magli a stare zitti. Ma nello specifico riportato dai giornali non mi sembra che si possa trattare di un caso che deve essere da "esempio" o sul quale si possa in futuro speculare. Quante persone nella stessa situazione di questa coppia ci sono in Italia? Una? Dieci? Non credo di più ma penso che qualche database lo possa facilmente far sapere visto che i dati sanitari sono in rete. Però, come persona e come medico di famiglia, mi spiace tanto e sono triste per questo "bambino mai nato" e che probabilmente mai nascerà perchè un giudice non gli ha messo la marca da bollo sul suo passaporto per la terra.

mc campanini

giugno 2009

 

 

 

 

Su

Copyright © 2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010-  Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 21 gennaio 2010. Per domande o commenti > campanima@tiscalinet.it

Questo sito dal dicembre 2009 non è più referenza del settore Rosa dello SNAMI.