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Libertà Medica, aprile-giugno 2005 Anche
le donne medico protagoniste della difesa della professione Tra gli
iscritti a medicina il rapporto maschi:femmine è 1:2. Se si esclude la facoltà
di ingegneria che vanta un primato di laureati maschi, ogni 10 laureati 6 sono
donne, che (da uno studio condotto nel nord Italia) raggiungono la laurea in
meno tempo e con punteggi elevatissimi. Il 75%
delle donne lavora oltre 40 ore settimanali e circa il 72 % di questo gruppo
ritiene di avere un lavoro
gratificante. Approfondendo l’argomento si rileva che la gratificazione
e la buona gestione del lavoro sono ritenute conseguenti alle singole capacità
organizzative (34%),
a enorme spirito di sacrificio (30%) e a un valido aiuto familiare (9%). In
ambito sanitario la causa del 28% delle dottoresse insoddisfatte verrebbe
imputata al tempo sottratto ai figli (18%), alla famiglia (23%) o a se stesse
(46%). Dai dati relativi all’ultimo censimento risulta nel corso degli ultimi
40 anni i matrimoni si sono dimezzati mentre, per contro sono quasi triplicati i
matrimoni con coniugi stranieri, le separazioni e i divorzi. I figli
nascono dopo i 30 anni (una media di un figlio Tornando
ad osservare il nostro lavoro fino ai 40 anni il 76% delle donne medico si
sobbarca il grosso delle faccende domestiche. Resta poco
tempo per la vita sociale: l’86% dice che le cariche sociali o pubbliche sono
limitate dal doppio lavoro (studio-casa). Rarissime sono le posizioni apicali o
di potere in ambito lavorativo e nelle rappresentanze sindacali o politiche; le
donne parlamentari in Italia sono il 10% circa (cosa che pone l’Italia al 10°
posto in Europa); le donne che rivestono ruoli di dirigenza in ospedali e
università circa il 3%. La quasi totalità delle donne intervistate (96%)
vorrebbe avere un inquadramento con orario di lavoro personalizzato come succede
all’estero. Malgrado i disagi e le fatiche la fibra femminile appare
particolarmente resistente: circa il 90% non si ammala e l’84% lavora anche
durante la prima gravidanza; solo l’1% dei padri usufruisce del congedo di
paternità. La spettanza di vita è anch’essa superiore: 83 anni (in crescita)
per le donne rispetto ai 77 (stabili) degli uomini. Dato di
fatto, quindi, che ci siamo e siamo in costante aumento numerico soprattutto nel
rappresentare la professione medica di oggi e di domani (oltre ad avere una
indubitabile resistenza fisica) mi sembra naturale e ovvio che la nostra voce si
faccia sentire soprattutto all’interno di un sindacato che è prevalentemente
maschile ma non maschilista. Credo sia assolutamente superfluo ribadire che non
esiste nessuna rivendicazione da femminista “arrabbiata” ma la richiesta di
una necessaria maggiore collaborazione e partecipazione; esiste quindi una
consapevolezza crescente che, senza nulla togliere alla natura femminile, le
opportunità e il ruolo che le donne oggi rivestono nella società stanno e sono
cambiati. Questa costante e progressiva affermazione ed emancipazione femminile
rende indispensabile una nostra presenza anche all’interno di una sindacato,
all’interno del quale parleremo sia a titolo personale che come medici che
lavorano destreggiandosi tra studio (e qui si aprirebbe un grande capitolo
relativo alla sicurezza sui luoghi di lavoro che ha già provocato vittime) e
casa. La
medicina cerca la giustezza, il giusto mezzo, l’equilibrio tra difetto ed
eccesso, la “medietas” da cui probabilmente Isidoro (medico e vescovo di
Siviglia) fece nel VI secolo derivare il nome di “medicina”.
Questa costante ricerca di una via di mezzo che mantenga in equilibrio
stili di vita diversi e complessi è nota e si ripresenta quotidianamente a ogni
donna che cerchi una conciliazione tra lavoro e famiglia. Vogliamo riportare al
sindacato e nei prossimi rinnovi contrattuali questo modus vivendi che tuteli,
protegga e mantenga la dignità che il lavoro del medico dovrebbe avere nella
massima espressione di “arte medica”, intesa come il “prendersi cura”
del paziente con tutto il suo disagio, la sua sofferenza e la sua debolezza. Il
“medicus gratiosus” a cui Galeno fa riferimento ben più di 1500 anni fa già
era aderente alle caratteristiche femminili, essendo “amabile nel rapporto e
quindi bene accetto, dal discorso contenuto ma eloquente, dal gesto
confidenziale ma autorevole, dall’abito elegante ma sobrio, sempre capace di
modulare il proprio atteggiamento verso l’uno o l’altro estremo a seconda
delle opportunità e delle preferenze del malato, intuite ed esaudite”. In un
mondo che tende sempre di più all’individualismo noi, medici e donne,
vogliamo unire la nostra voce nell’essere protagoniste della difesa della
professione medica. Per tale
motivo abbiamo ufficializzato il giorno 5 maggio 2005 presso Dialogo,
informazione, collaborazione, sinergia, entusiasmo, capacità, talento,
conoscenza dei problemi quotidiani dei vari settori lavorativi che
rappresentiamo, scambio di soluzioni già trovate a livello singolo nella
gestione della vita di lavoro e famiglia: questi sono gli strumenti che abbiamo
a disposizione per la partenza di una nuova entusiasmante operatività. |
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