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Il dato di fatto è ormai noto ed
è stato diffuso da tutti i media: le donne sono il 51.5 % rispetto agli uomini;
sono brave, talentuose, determinate, si impegnano e riescono a conciliare il
difficile ruolo professionale con gli impegni della famiglia. In campo sanitario
i dati numerici della FNOMCeO
parlano chiaro: nel 1978 le donne rappresentavano il 12% degli iscritti; nel
2005 ogni 10 laureati in medicina 7
sono donne. Poche, pochissime le posizioni
apicali delle donne, in tutti i campi; siamo sotto rappresentate nel mondo
politico (circa il 10% le rappresentanti alla camera e senato), nella
comunicazione (circa il 2% direttrici di quotidiani, il 9% nelle emittenti
televisive e il 15% negli uffici stampa degli enti pubblici), in campo
finanziario (4% nei consigli di amministrazione di società quotate e meno del
2% in quelli delle banche quotate), nelle università (2 rettori donna su 83
università, solo il 15% impegnato nella docenza), nelle ASL (13% di direttrici
generali su 191 ASL), nelle aziende ospedaliere (3% direttrici generali su 98
aziende). Ma allora dove sono tutte queste
donne? Per quale motivo non chiedono e contrattano meno degli uomini nella vita
professionale con conseguente minore affermazione sociale e spesso economica?
Gli psicologi spiegano che la mentalità femminile ci fa ritenere che il nostro
destino sia in mano ad altri, secondo uno “schema di genere” che si sviluppa
fin dai primi anni di vita. In base alla stessa teoria le donne ritengono
quindi, molto più degli uomini, che basti lavorare tanto e bene per ottenere
successo e avanzamento di carriera. Molte donne tendono a lavorare più per
“amore” che per denaro, aspettandosi e accontentandosi di meno, essendo
sicure di non meritarsi di più. Credo che i dati numerici e la
valutazione del ruolo che rivestiamo ci debbano far sentire l’esigenza di
essere maggiormente unite per essere meglio inserite e rappresentate nella
nostra realtà professionale e sociale. Per questo motivo, un anno fa, è
nato snami rosa, gruppo di donne medico (medici di medicina generale, continuità
assistenziale, emergenza territoriale, universitarie, libere professioniste,
aspiranti specializzande in “attesa di collocamento”), unite dalla stessa
sensibilità nell’affrontare i problemi di tutti i giorni e dalla capacità di
interpretare la professione con una modulazione differente ma complementare a
quella dei colleghi maschi. Nessuna ripicca quindi e il massimo
rispetto delle diversità biologiche, nessun antagonismo ma sinergia di azione,
condivisione, dialogo, mediazione, base di lavoro che si estenda su tutto il
territorio nazionale. Snami rosa ha iniziato il suo
cammino per sostenere e incoraggiare i
camici rosa e vuole dare spazio e parlare concretamente a tutte le donne medico,
soprattutto a quelle che non sono state abituate a lavorare insieme per mancanza
di fiducia/opportunità, diffidenza, atteggiamento rinunciatario, ma che in cuor
loro hanno sperato che qualcosa potesse cambiare. Trovarsi vuol dire
condividere, scambiarsi esperienze, trovare idee e soluzioni già sperimentate,
ottimizzare tempi e modi di interpretare le difficoltà di tutti i giorni. Snami rosa è una piattaforma di
lavoro, un salotto per incontrarsi, parlare, occasioni di incontro, spazio web
offerte di lavoro, comunicazione, tutela previdenziale e professionale,
facilitazioni per l’attività e il tempo libero. Snami rosa siamo tutte noi, sempre
più interpreti e protagoniste del mondo medico. Maria Cristina Campanini Maggio 2005 |
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