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Bollettino Ordine dei Medici n 2 - 2006

Qualche parola sulla riunione “ La Banca Dati Assistiti (BDA) dell’ASL Città di Milano: caratteristiche e possibilità di analisi”, corso di formazione obbligatoria della ASL per i medici di medicina generale.

 

Questa è stata la prima delle 3 riunioni (di cui le prossime previste a piccoli gruppi di medici nei distretti di appartenenza) alle quali siamo “invitati” a partecipare se non vogliamo vedere una decurtazione del nostro stipendio (cfr scelleratissimo articolo 59 punto B comma 15  dell’ ancor più malefico ACN). Una partecipazione, a occhio e croce, di circa 400 medici ( compatti, esasperati, agguerriti ), nessun animatore di formazione (si sono rifiutati di partecipare) e 4 monocordi relatori che hanno cercato di far passare questa brillante iniziativa come utile (a chi?) strumento  culturale e sociale, atto a migliorare la qualità del servizio fornito ai cittadini, a garantire la sostenibilità del sistema sanitario e totalmente privo di qualsivoglia finalità di controllo della spesa da parte dei medici. In pratica, dai dati elaborati da diversi e operosi dipendenti di direzioni sanitarie, servizi informativi aziendali, servizi epidemiologici e direttori di dipartimento delle ASL (vedete quante persone sono impegnate e lavorano alacremente per noi e per i nostri assistiti, coordinando chissà quanto altro personale amministrativo), abbiamo visto che questa banca dati permetterà di sapere ai funzionari della Regione che se a un paziente prescriviamo degli  anti-ipertensivi  per tutta la vita significa che è iperteso; che esiste (vivaddio) un’ampia variabilità prescrittiva tra i singoli medici; che la classificazione NYIIA per i cardiopatici è desueta e che presto dovremo classificare i pazienti in base a 4-5 classi di costo per farmaci ed esami; che la categoria meno costosa ( pare molto apprezzata)  è quella dei deceduti (conviene però che  muoiano non di malattia cronica ma “di subito” – come dicono a Napoli -  perché la spesa per l’assistenza e la cura dei pazienti terminali è molto elevata).  Questa, a grandi linee, la parte comprensibile della serata, cui però sono seguite aggiunte bizantine e imbarazzanti diapositive sulla suddivisione dei pazienti in varie categorie (pazienti governati, assistiti e residenti, residenti ma non assistiti, assistiti parcheggiati, pesati o cessati) e sull’attribuzione di costi, linee guida, percorsi diagnostico-terapeutici, schede di ricovero e dimissione ospedaliera, DRG. La maggior parte dei discorsi di Trapattoni erano, per un medico della mutua di basso profilo come me, di pari comprensibilità, col vantaggio però di essere divertenti e favorire il buon umore. Un dubbio sulla comprensibilità della serata deve peraltro essere venuto anche agli stessi relatori, tanto che la ASL chiede ai medici un fax di dichiarazione di adesione alla partecipazione delle riunioni sulla banca dati a riprova della consapevolezza dei singoli medici di quanto ascoltato (non capisco, l’articolo 59 già prevede che la partecipazione permetta il riconoscimento della quota contrattuale, a prescindere dalla consapevolezza, dall’umore o dal segno zodiacale dei partecipanti).

Premessa di ogni relatore è stata  l’apprezzamento e la stima per l’impegno e l’attività dei medici di medicina generale lombardi che hanno permesso alla nostra Regione di posizionarsi ai primissimi posti nella classifica nazionale ed europea per la qualità delle cure e per l’appropriato utilizzo delle risorse. A questo punto  Roberto Carlo Rossi (applaudito e acclamato all’unanimità) e altri rappresentanti sindacali hanno interpretato l’esasperazione e il malcontento dei partecipanti di fronte a questo ennesimo divieto del diritto-dovere di curare i nostri assistiti solo secondo scienza e coscienza e non in base a risparmi e principi economici, sollevando una sana, coerente e compatta ribellione dei medici presenti.

·          Forse si doveva arrivare a toccare il fondo per risvegliare la coscienza della nostra dignità, calpestata e umiliata da tecnocrati e amministrativi che tanto poco c’entrano con la nostra professione e con il nostro quotidiano prendersi cura dei pazienti.

·          Forse dovevamo subire questa ennesima vessazione per ribellarci in massa?

·          Ma da quante persone è composto questo esercito di amministrativi  della ASL e  Regione, pagati (ma quanto?) per farci i conti in tasca e poi riferirli alla Guardia di Finanza che applica formule e teoremi che si traducono in avvisi di garanzia per i medici che quotidianamente si occupano delle salute dei propri pazienti?

·          Sono gli stessi tecnici che hanno fatto i consuntivi che permettono alla sanità lombarda di eccellere in Italia e in Europa ?

·          Come mai se la sanità lombarda che i medici gestiscono (e pagano sulla propria pelle) è virtuosa ed efficiente abbiamo bisogno di tanti amministrativi che vengono lautamente stipendiati per  sfinirci con inutili e dannose politiche del risparmio?

·          Ce ne saranno poi altri ancora che pagheremo per valutare le “criticità emergenti” della banca dati assistiti, come riportato nel nobile obiettivo didattico della riunione di ieri sera?

·          E’ ragionevole pensare che questa pletora di persone vada a incidere (ma quanto?) sulla spesa sanitaria?

·          E’ ammissibile supporre che sarebbe corretta un’opera di alleggerimento numerico degli stessi per migliorare i bilanci in campo sanitario? 

·          Quanto ci costano tutte le schede, report, questionari e amenità varie prodotte da queste ingegnose persone, chiusi nei loro uffici, per complicarci la vita senza che questo migliori la qualità delle cure prestate ai nostri assistiti?

·          Quanti ne assumeranno ancora per organizzare dibattiti e percorsi formativi improbabili e inutili?

Non stiamo parlando di vigilanza sull’uso delle risorse nell’attività prescrittiva (quello noi medici lo facciamo già da tempo), stiamo parlando di controlli, denunce, avvisi di garanzia, avvocati da pagare, stress da vivere sulla nostra pelle, disagio e continue umiliazioni che la categoria dei medici subisce.

 

In questa serata si è rotto il silenzio ed è stata Rivolta.

 

Ribellione. Rabbia. Vi riporto qualche passaggio tratto dal capitolo de “la rivolta del pane”, di manzoniana memoria. Le analogie sono impressionanti con le vicende che ci riguardano e quanto successo ieri sera:

 

“Le strade e le piazze brulicavano d'uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l'intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che l'aveva proferito. ….Migliaia d'uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare, che qualche cosa si farebbe. Avanti giorno, le strade eran di nuovo sparse di crocchi: fanciulli, donne, uomini, vecchi, operai, poveri, si radunavano a sorte: qui era un bisbiglio confuso di molte voci; là uno predicava, e gli altri applaudivano; questo faceva al più vicino la stessa domanda ch'era allora stata fatta a lui; quest'altro ripeteva l'esclamazione che s'era sentita risonare agli orecchi; per tutto lamenti, minacce, maraviglie: un piccol numero di vocaboli era il materiale di tanti discorsi…”

 

“…Non mancava altro che un'occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti; e non tardò molto. Uscivano, sul far del giorno, dalle botteghe de' fornai i garzoni che, con una gerla carica di pane, andavano a portarne alle solite case. Il primo comparire d'uno di que' malcapitati ragazzi dov'era un crocchio di gente, fu come il cadere d'un salterello acceso in una polveriera. - Ecco se c'è il pane! - gridarono cento voci insieme. - Sì, per i tiranni, che notano nell'abbondanza, e voglion far morir noi di fame, - dice uno…”

 

E cosa si sentono rispondere gli affamati in rivolta?

 

- Giudizio, figliuoli! badate bene! siete ancora a tempo. Via, andate, tornate a casa. Pane, ne avrete; ma non è questa la maniera. Eh !... eh! che fate laggiu! Eh! a quella porta! Oibò oibò! Vedo, vedo: giudizio! badate bene! è un delitto grosso. Or ora vengo io. Eh! eh! smettete con que' ferri; giu quelle mani. Vergogna! Voi altri milanesi, che, per la bontà, siete nominati in tutto il mondo! Sentite, sentite: siete sempre stati buoni fi... Ah canaglia!”

 

L’unica cosa che mi ha rincuorato in quella sera è stata la coesione, l’unione il coro unisono di tutti i medici, maltrattati e malpagati, stanchi di subire soprusi. Ringrazio quei noti colleghi che hanno guidato la protesta e affermato le nostre ragioni. Ringrazio anche tutti quelli (che spero che oggi si alleino alla nostra battaglia sindacale) che si sono uniti ai cori di protesta che hanno chiuso la bocca ai nostri relatori. Rifletto sul fatto che, se rimaniamo compatti e rappresentati da persone e sigle che della libertà della professione hanno fatto  bandiera, ce la possiamo fare a riprenderci il ruolo e la dignità che questi burocrati ci hanno sottratto. Vi ricordate come termina “la rivolta del pane”?

 

“Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata, l'inferriate, svelte; e il torrente penetrò per tutti i varchi. Quelli di dentro, vedendo la mala parata, scapparono in soffitta: il capitano, gli alabardieri, e alcuni della casa stettero lì rannicchiati ne' cantucci; altri, uscendo per gli abbaini, andavano su pe' tetti, come i gatti.”

 

Allora, colleghi, siete d’accordo che è ora di dare più forza alla nostra voce ?

 

li    31.03.06                              

Maria Cristina Campanini      

                                              

 

 

 

 

 

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