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Brindisi alla Salute

 

La proposta è imbarazzante quanto incombente: creare (a colpi di circa 8 milioni di euro ciascuna, in sedi da definirsi, costruirsi o ristrutturare) strutture polivalenti e funzionali dove il cittadino possa trovare tutte le cure primarie, dove si eseguano tutti gli esami di base sette giorni su sette e almeno 12 ore su 24. Un paese delle meraviglie dove lavoreranno insieme personale tecnico-amministrativo, infermieri, operatori della riabilitazione e integrazione sociale, medici di famiglia singoli o con tutta la loro associazione, specialisti ambulatoriali.

Una fantastica “macchina da guerra (ma solo alla malattia!!)”  di perfetto funzionamento di intenti e sentimenti, con un clima che non si vedeva più nemmeno nelle pubblicità dei prodotti del “mulino bianco”.

Ecco che dopo il diritto alla salute nasce il nuovo patto per la salute, vero e proprio new deal per la sanità italiana, espresso in differenti punti che cercheremo di esaminare.

Recupero della fiducia: a fine ottobre 2006, saranno creati gli stati generali degli operatori e delle operatrici della salute, per discutere insieme e condividere il nuovo patto per la sanità. Questi eletti stabiliranno i diritti e i doveri dei medici e dei cittadini per tutti i programmi di prevenzione primaria e secondaria. Avremo nuove tavole della legge da rispettare (e temere).

Ristabilizzazione dell’umanità nei luoghi di cura che siano “aperti, sicuri e senza dolore”, per condividere con il paziente i percorsi assistenziali nel massimo comfort così come avverrà negli “ospedali modello” cui ci si dovrà ispirare. Non ho mai visto un ospedale o un luogo di cura senza dolore. Il dolore è stato definito "esperienza spiacevole, sensitiva ed emotiva, attribuita a o descritta come danno tissutale". La percezione del dolore è uno dei sistemi di difesa sviluppati dagli esseri viventi per la sopravvivenza e l'allontanamento degli stimoli pericolosi. La prego, Signor Ministro Turco, ci lasci gestire almeno questo, è una vita che aiutiamo i pazienti che soffrono e i loro familiari. La prego.

Aumento della responsabilità del medico , cioè sanzioni e denunce per iperprescrizioni o non adeguamento a linee guida e programmi imposti, inappropriatezza di cure ed esami, e del cittadino (multe se non ritira gli esami, se prenota lo stesso esame in diverse strutture e forse se si ammala troppo), ma anche di governo, regioni, enti locali, aziende sanitarie locali e ospedaliere (non si specificano però tempi e modi di partecipazione di codeste strutture).

Controllo dei risultati: adozione di strumenti di valutazione e indicatori e standard di riferimento per verificare la garanzia del risultato al paziente (roba da padreterno se il malato ritiene di essere guarito perfettamente e nei tempi che ritiene coretti, da procura della repubblica in qualsiasi altro caso).

Adeguamento dei finanziamenti: destinazione del 6.6% del PIL per il triennio 2007-2009 (nel 1998 era il 7.6%, l’anno scorso il 7% ma , si sa, anche la felicità ha il suo prezzo!). Fondi straordinari sono previsti per le regioni con criticità finanziarie, forse  con una rideterminazione del tetto per la spesa farmaceutica convenzionata o attraverso una task force per il Mezzogiorno e meccanismi di contro-mobilità di medici itineranti per l’Italia a seconda delle regioni in disagio o difficoltà.

Abolizione delle liste d’attesa per “assicurare soluzioni stabili agendo sulla struttura del sistema” (attività libero-professionale? intra-moenia?).

Casa della salute: una grande struttura dove i medici potranno “liberamente” applicare (ed essere controllati)  linee guida, percorsi terapeutici e assistenziali.

Scusate ma a me tutto ciò sembra una descrizione da “arcipelago Gulag”.

Pazienti e medici ostaggi di regime, numeri, indici di spesa, statistiche, incanalati in una gestione informatizzata dei dati fino alla telemedicina e forse alla nostra  completa trasformazione da impiegati a robot.

Problemi di privacy? Nessuno, il garante e l’occhio buono del Grande Fratello saranno tanto clementi da gestirci quell’insostituibile rapporto empatico e riservato che si è stabilito dopo anni di frequentazione del paziente con il proprio medico di famiglia (o di fiducia,  come si diceva volgarmente una volta).

Implicazioni umane personali e di sostegno, supporto, compenso e cura smarritesi nella casa della salute? No, per ora solo anestetizzate, sempre che l’amministrativo che decide del nostro lavoro abbia ritenuto che l’anestetico non costi troppo.

E’ però possibile che presto, molto presto, dovremo rinunciare a prendere per mano i nostri pazienti guidandoli e dividendo con loro il difficile e delicato percorso della malattia e ci dovremo tutti accontentare di un amorevole e guidato teleconsulto.

  

Maria Cristina Campanini

24 agosto 2006 

Pubblicato sul "Bollettino dell'Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano" del Novembre 2006

   

 

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