Milano, 1 giugno 2005
Quotidiani, settimanali, riviste di settore. Una vera e propria valanga
rosa di notizie sulle donne che si dividono tra lavoro e famiglia. Tutta la
stampa si è “accorta” che il mondo femminile è in aumento nel campo del
lavoro e lo è con un numero freneticamente crescente in ambito sanitario.
Nella fascia dei giovani medici (sotto i 35 anni) il rapporto uomini e donne
è già quasi doppio a favore del sesso femminile (impressionante se si pensa
che le iscritte all’Ordine dei Medici di età superiore ai 70 anni sono 1/8
rispetto ai colleghi maschi). Nuove forze lavorative, nuovi problemi da
affrontare, tematiche ed esigenze diverse. Poche, ancora troppo poche, le
donne che rivestono ruoli apicali. Sempre troppo poche le donne che si
iscrivono a un sindacato e ne diventano parte attiva per unire la propria
voce agli altri rappresentanti e rendere maggiormente evidenti i problemi
quotidiani affrontati nella difficile conciliazione tra “casa e bottega”,
nella precarietà, nella scarsa sicurezza di alcune condizioni di lavoro,
nelle sempre più rare ma presenti discriminazioni.
In una recente inchiesta condotta dalla Nexus in occasione della Festa
della donna, nella quale si chiedeva una reinterpretazione dell’8 marzo,
circa il 65% delle intervistate ha dichiarato di sentire questa festività
come una reale solidarietà tra donne con modo di vedere e sensibilità
comuni, auspicando un ruolo maggiormente attivo e riconosciuto.
Mi chiedo allora quale migliore possibilità di partire dalla base,
dall’unione e ritrovo sindacale per iniziare a contarci, confrontarci,
lavorare insieme, ottimizzare soluzioni ai problemi di tutti i giorni.
Mi rivolgo, come medico, amica e responsabile del progetto
Snami-rosa che si sta estendendo da Milano a livello nazionale, al
40% delle iscritte SNAMI della mia sezione, ma anche a tutte le altre
colleghe, soprattutto a quelle che non hanno mai pensato che far parte di un
sindacato come lo SNAMI, che fa della libertà di pensiero, della coerenza e
della trasparenza il punto di partenza di ogni trattativa, potesse tornare
utile alla propria professione. Mi rivolgo alle colleghe che lavorano in
continuità assistenziale, in emergenza territoriale, a chi ce l’ha fatta -
tra mille difficoltà - a entrare in una scuola di specialità, a chi sgobba
in ospedale come nel proprio studio, a chi almeno una volta ha sperato che
qualcosa potesse cambiare.
Abbiamo un’organizzazione del lavoro penalizzante che va tutelata e
meglio difesa da chi, come solo noi, la conosce perché la vive sulla
propria pelle giorno dopo giorno.
Le donne sono portate per propria costituzione a condividere, mediare,
ascoltare e dialogare. Le donne hanno chiaro il concetto di dignità,
rispetto, non temono la fragilità ma la capiscono in tutti i suoi risvolti.
Le donne hanno un concetto innato di democrazia unito, forse troppo, a una
praticità e pragmaticità che le porta a diffidare della politica, forse per
atteggiamento rinunciatario, forse per eccesso di emarginazione, forse per
insufficienti opportunità.
E’ arrivato il momento di far vedere quanto valiamo. Abbiamo programmi,
proposte da discutere con voi e per voi. Vi aspetto!
Maria Cristina
Campanini, Snami rosa