Noi aderiamo ai principi della carta HONcode della Fondazione Health On the Net Il ministro scherza 

Home Su Chi Siamo Area Professionale Piano del Sito Assita Link Utili Lavoro mondo rosa

Su
Un sorso di disagio
Il ministro scherza
Drunkoressia
Licenza di procreare
Donne in rete

 

Il Ministro ha voglia di scherzare, noi meno.
 
Ho letto con iniziale stupore e successiva rabbia la proposta (o già decisione) di impiegare gli infermieri nelle farmacie. Potranno fare medicazioni, campagne di prevenzione, provare la pressione, consegnare referti di esami e "tanto altro". Per permettere ciò si andrà addirittura a modificare una legge che fino ad ora vietava la coesistenza di due figure professionali all'interno della farmacia (per quel minimo di conflitto di interessi che facilmente traspare).
 
Ora, esimio Viceministro Fazio, sinceramente penso che noi medici di famiglia uniti all'intera categoria professionale, di degrado e squalificazione del nostro lavoro ne abbiamo già abbastanza, quindi se proprio desidera affrontare qualche lato della nostra disgraziatissima professione può scegliere uno qualunque dei disastri sanitari in corso: la regolamentazione delle figure professionali (per esempio ottici e tecnici sanitari in genere) l'abusivismo della professione odontoiatrica, il problema annoso delle pertinenze tra chirurghi maxillo facciali, medici dentisti e laureati in odontoiatria, la libera professione intramoenia nelle aziende ospedaliere, gli accordi collettivi nazionali che vengono remunerati al medico di famiglia con una quota capitaria annua procapite che non verrebbe accettata nemmeno da un bambino delle elementari come paghetta settimanale, i problemi della privacy legati al siss e mai definiti, la mancanza di fondi per incentivare accordi regionali sicuramente utili alla salute e benessere del cittadino, la scarsità di supporto sociale alle donne che lavorano, i problemi dei medici di continuità assistenziale che lavorano a vita come precari, le scuole  di specialità, le liste di attesa, il carico burocratico che ci dobbiamo sobbarcare a spese del tempo che possiamo dedicare ai pazienti, la mancanza di comunicazione tra asl e uffici anagrafe e uffici di immigrazione.....sono infiniti i nostri problemi, infiniti e immodificati nel tempo, qualunque medico gliene potrebbe snocciolare un rosario intero. Riaffiorano nei periodi elettorali e poi, come il sommergibile Enrico Toti, ritornano sul fondo del mare che ci sta affogando.
 
Perchè, viceministro Fazio, invece di risolvere uno qualunque di questi problemi, a favore del miglioramento della nostra attività per il cittadino oltre che della nostra vita, perchè le è venuto in mente di fare questa proposta degli infermieri in farmacia, a dir poco imbarazzante?
 
Dove si collocheranno questi infermieri all'interno della farmacia? In piedi in un angolo bisbigliando al paziente in modo da mantenere adeguati livelli di privacy? Oppure verranno forniti a tutti i pazienti che entrano in farmacia delle cuffie con la musica come si faceva nei quiz di Mike Buongiorno perchè i concorrenti non sentissero le risposte degli altri? Oppure si userà il linguaggio dei segni che verrà rapidamente insegnato nel bar di fronte alla farmacia? Oppure nel retrobottega della farmacia che, per l'occasione verrà ritenuto congruo dal controllo della asl? Sarà lo stesso tipo di controllo che viene fatto da inesorabili funzionari asl per autorizzarci a lavorare nei nostri ambulatori in cui ci viene controllata anche la lunghezza del manico del lavabo che dobbiamo azionare col gomito per lavarci le mani?
E a questo proposito: ci sarà un bagno riservato nelle farmacie per gli infermieri tra una medicazione e l'altra o verrà loro fornita una borraccetta da campeggio con acqua e betadine? E il bagno per i pazienti in attesa di consulto con apertura della porta e sanitari a norma anche di portatori di handicap verrà sostituito dalla cateterizzazione del paziente medesimo? (tanto l'infermiere è già in farmacia...)
 
Chi pagherà questi infermieri? I cittadini, con modalità alla spina come la birra? Le cooperative, e quali? I farmacisti? O lavoreranno gratuitamente perchè tanto anche il loro lavoro è una missione? O ci verrà detratta una quota ogni mese dallo stipendio? (in Lombardia va molto di moda, pare sia la modalità preferita per sanare problemi e incompetenze altrui)
 
Cosa e quali responsabilità verranno dati a infermieri che, con tutto rispetto per la loro indispensabile professione, si trovano a consigliare persone che non hanno mai visto, di cui non conoscono la storia clinica, la cui competenza sanitaria ha indirizzo infermieristico (appunto) e non medico, cosa diranno ai nostri pazienti mentre commentano con loro i risultati dei referti degli esami del sangue o strumentali?
 
Personalmente, la scorsa settimana, non sono riuscita a farmi dire telefonicamente nemmeno il valore della glicemia di mia madre (mia assistita), dopo essermi qualificata con il direttore di un grande laboratorio di analisi sanitarie che afferisce a un altrettanto grande ospedale milanese. Per ritirare il referto degli esami di mia madre/paziente ottantacinquenne ho dovuto portare al laboratorio una sua delega oltre alla mia e sua carta di identità in fotocopia. Tutte queste prudenze (o pruderie) di privacy per quale magico processo chimico evaporeranno in farmacia dove verranno consegnati in mano a persone estranee al paziente i referti degli esami?
 
Noi medici di famiglia non possiamo aprire uno studio medico all'interno di un laboratorio di analisi, per un logico quanto comprensibile conflitto di interessi. L'infermiere che consiglia un farmaco o un rimedio omeopatico preventivo che poi il paziente (già che c'è) acquisterà nella medesima farmacia come e da chi verrà giudicato? O il conflitto di interessi funziona ora si ora no come le frecce della macchina?
 
Non abbiamo già abbastanza problemi nelle infinite discussioni e contrattazioni con i pazienti per l'appropriatezza prescrittiva e un consumo ragionato dei farmaci? E' facile immaginare che, visto il sodalizio di contiguità tra infermiere e farmacista il paziente uscirà dal negozio già con la medicina e ci verrà a chiedere la ricetta, creando ulteriori motivi di dissapore e continuando la perfida e ben architettata battaglia mirata a rompere il rapporto fiduciario medico-paziente per creare altri tipi di alleanza terapeutica.
Cosa significa quel sinistro "tanto altro" riferito alle attività che gli infermieri potranno espletare in farmacia?
Accompagneranno i pazienti nelle caserme dei pompieri durante i periodi di "emergenza caldo" o lavoreranno a maglia caldi scialletti per gli inverni più rigorosi?
 
Ne abbiamo davvero abbastanza di queste demagogie ammantate di interesse per il cittadino.
Rinnovo con desolata rassegnazione, come già fatto per giornalisti dubbiosi sui nostri rimi di lavoro,  l'invito al viceministro, al suo sottosegretario, portaborse o a qualsiasi persona del suo immagino numeroso staff di consulenti, di passare qualche giorno a fianco di un medico di famiglia per rendersi conto di cosa significhi prendersi cura del paziente, o di un collega ospedaliero per meglio comprendere dove realmente servono gli infermieri.
 
Quando grande è la confusione, ottima è la situazione, diceva Mao. Anche in questo caso però, mi sembra sia ottima per molti ma non di sicuro per noi medici. More solito.
 
25 giugno 2009
MC Campanini
 

Su

Copyright © 2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010-  Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 21 gennaio 2010. Per domande o commenti > campanima@tiscalinet.it

Questo sito dal dicembre 2009 non è più referenza del settore Rosa dello SNAMI.