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Il gove rno clinico in parole “povere”

Con il termine “governo clinico” si intende la progressiva modificazione del lavoro del medico di medicina generale da un ruolo tradizionale (libero professionista che agisce secondo scienza e coscienza rispondendo solo della salute dei propri assistiti) in un ruolo multifunzione che prevede il suo personale impegno e diretta responsabilità (in senso stretto e lato) come:

-         gatekeeper : professionista integrato nel sistema sanitario imperniato sul governo della domanda; il medico viene informato e responsabilizzato (la denuncia avviene di solito in fasi successive) sui consumi dei pazienti che ha in carico; viene inoltre controllato sull’appropriatezza delle prescrizioni che effettua (se poi sono trascrizioni che non sono state effettuate dallo specialista poco importa)

-         fornitore di cure primarie (gruppi di cura primari o utap): il professionista eroga nel proprio studio un insieme sempre più complesso di prestazioni integrandosi con altri colleghi in modo da alleggerire il lavoro delle strutture di pronto soccorso, degli ospedali e degli specialisti (che si spera nel frattempo inneggino alla salute del medico di famiglia, se non impegnati in riunioni per le proprie join commission)

-         integratore di cure primarie:  il professionista si impegna affinché il sistema sanitario possa mantenersi in equilibrio e si pone come unica figura nella decisione del percorso di cura del paziente (almeno finchè quest’ultimo non cambia medico).

 

In pratica: si “propone” al medico di famiglia di tutelare la salute dei propri pazienti, di effettuare prevenzione e screening, di attenersi assolutamente alle linee guida o protocolli, di essere responsabile dell’appropriatezza dei consumi, di orientare i pazienti verso specifici centri di offerta, di gestire l’accesso ai livelli assistenziali specialistici, di integrare la correttezza dei percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti.

Gli strumenti con cui si valuterà la compliance del medico a questi obiettivi si chiamano reports (sono quelli che poi andranno alla Guardia di Finanza che poi si fa carico di recapitare l’avviso di garanzia al medico) e nello specifico si tratta di reports finanziari (monitoraggio della spesa), reports di prestazioni (monitoraggio delle attività e dell’appropriatezza), reports di obiettivi specifici (monitoraggio degli indicatori di processo e di risultato). 

Quest’è.  

Siccome mi auguro di essere stata chiara ma non ne ho la convinzione assoluta, concludo parlando di “vile pecunia”  ricordandovi che per effettuare il suo lavoro quotidiano il Medico di famiglia percepisce con l’attuale contratto un compenso forfetario annuo di 38,62 euro per ogni paziente che ha in cura; la partecipazione del medico al governo clinico (nel ruolo attivo di medico, gatekeeper, fornitore e integratore di cure primarie e in quello passivo di controllato, verificato, denunciato ecc. ecc.) viene remunerata come quota variabile dello stipendio (cioè se si ha l’ardire di non aderire al progetto aziendale i soldi non si prendono, art 59, punto B comma 15 ACN) con un bel  2.03 euro per anno per ogni paziente (attenzione !! tale fondo è stato aumentato di 50 centesimi di euro dalla sera dell’ultimo dell’anno del 2005).

Credo non ci sia altro di fondamentale da aggiungere.

Mi scuso per l’esagerato utilizzo dei sostantivi in inglese ma nel welfare i modelli  di health policy attuali  impongono un SAS (che a differenza di quanto si potrebbe pensare sta per Strategic Performance Management) anche per noi poveri general practitioners che ci dovremo scontrare (come recita un importante Direttore del Servizio di Epidemiologia e Sistemi Informativi di Monza) con “strumenti up-to-date che agevolino l’information delivery verso l’end user non skilled”.

O tempora, o mores.  

Maria Cristina Campanini

14 luglio 2006

Pubblicato sul "Bollettino dell'Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano" del Novembre 2006  

 

 

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