Corriere della Sera, Salute- 5 giugno 2009
NUOVO FENOMENO
Digiune per ubriacarsi, arriva
l'anoressia da «happy hour»
È la «drunkoressia», nuova spia del disturbo alimentare. Si risparmiano
calorie per potersi «permettere» i drink
MILANO - Sfiancanti
digiuni di 24, 48 ore. Solo acqua e sigarette per tenersi in piedi fino alle
7 di sera. È il rito pre-happy hour per molte adolescenti anoressiche.
Scatta in vista di serate scandite da file di bicchierini di superalcolici
bevuti quasi a stomaco vuoto, o dopo avere preso qualcosa dal buffet
dell'aperitivo. Nei mille volti dell'anoressia c'è anche questo: si chiama
«drunkoressia» ed è una delle spie del disturbo alimentare. In sostanza:
astinenza dal cibo per potersi permettere l'abbuffata alcolica. Perchè chi
soffre di anoressia è consapevole delle calorie presenti in un cocktail, ma
deroga alle rigide regole alimentari che si impone per cedere al fascino
dell'alcol, disinibente e facilitatore dei rapporti sociali. E lo fa solo
attivando meccanismi preventivi di compensazione. Una sorta di dieta in cui
il cibo è sostituito dal bicchiere.
NUOVO FENOMENO - Il fenomeno
è stato osservato e descritto durante un convegno a Milano, da un medico di
medicina generale del capoluogo lombardo, Maria Cristina Campanini. E gli
esperti confermano: «La tendenza a eccedere con l'alcol è molto diffusa
fra anoressiche e bulimiche, che lo usano in relazione al loro disturbo»,
ha spiega all'agenzia di stampa Adnkronos Salute, Dasha Nicholls, psichiatra
dell'infanzia e dell'adolescenza e co-direttore del servizio di Feeding and
Eating Disorders nel Great Ormond Street Hospital di Londra. C'è chi affoga
nel rum l'ansia di aver mangiato troppo e chi beve per indursi un senso di
sazietà. O ancora chi lo fa per superare difficoltà di relazione, o sulla
scia di impulsi incontrollabili. Oppure perchè l'alcol è una delle vie più
semplici per arrivare a vomitare. «Nel mio studio - ha raccontato la
dottoressa Campanini durante il convegno, organizzato dall'ospedale San
Paolo di Milano per presentare un progetto per bambini e adolescenti con
questi problemi - sono passate diverse ragazze con disturbi alimentari. Di
queste due sono morte, una suicida. Ragazze che, una volta costruito un
rapporto di fiducia, raccontano delle file durante gli happy hour. Non file
per pagare o servirsi al buffet. Ma file di bicchierini superalcolici che
bevono, uno dietro l'altro, per sentirsi sazie e disinibite».
BRAVE A SCUOLA E BEN VESTITE
- L'identikit della ragazza anoressica? «Ottimi voti a scuola, ben vestita,
perfezionista - elenca Campanini - È informatissima su diete e cibi
ipocalorici, ha visitato tutti i siti Internet dedicati alla salute e al
benessere, e ce ne sono circa 50 milioni sul web. La vedi nella sala
d'attesa con l'inseparabile bottiglia d'acqua nella borsa, utile per
reintegrare i liquidi». Una volta sul lettino, nega la malattia, chiede
lassativi e diuretici, riferisce problemi come la scomparsa delle
mestruazioni, fingendo di non capire che sono i classici campanelli
d'allarme dell'anoressia. «Al medico queste ragazze chiedono 4-5
certificati di idoneità sportiva - prosegue Campanini - perchè si
sottopongono a sfiancanti programmi di attività fisica per tenersi in
forma. Fanno danza e palestra e non disdegnano sport durissimi, come quelli
che vanno di moda adesso, dall'hydrospinning all'acquagym».
CONFLITTI COI GENITORI - Se
sono accompagnate dai genitori, emergono subito i conflitti. «In genere -
ragiona il medico - le anoressiche hanno alle spalle una madre oppressiva e
un padre assente. Facile, all'inizio, nascondere i problemi con il cibo:
saltano la colazione, a pranzo sono sole a casa. Piuttosto che mangiare,
fumano un paio di sigarette». A nulla serve metterle di fronte al loro peso
irrisorio. «Hanno una percezione alterata del loro corpo - spiega ancora
l'esperta - continuano a vedersi grasse anche quando l'ago della bilancia le
contraddice». Alla base c'è sempre un disagio. Insicurezza, difficoltà a
interagire con i coetanei, qualcosa che le spinge a farsi del male.
I MODELLI - «E i modelli con
cui crescono oggi gli adolescenti non aiutano. Soprattutto le ragazze -
sottolinea Campanini - devono fare i conti con minigonne, pantaloni a vita
bassa e magliette minimal. Una moda che richiede corpi longilinei. Troppo
lontani dalla normalità». Secondo la specialista, il gioco di squadra fra
specialisti e medici di medicina generale è una delle vie più efficaci per
intercettare e aiutare chi soffre di disturbi alimentari. «Abbiamo bisogno
di collaborare con gli specialisti. Servono centri di riferimento, numeri di
telefono ai quali rivolgersi anche a tarda sera, indirizzi e-mail con cui
tenersi in contatto. Perchè, se riesci ad agganciare una paziente,
l'appoggio del centro specializzato deve essere immediato. Sono ragazze
furbe e sanno come fregarti. Il rischio è che scappino via».