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Corriere Medico, 4 ottobre 2007

Sono rimasta stupita e incredula leggendo l’articolo “Troppe donne medico. L’allarme dell’Ordine” apparso oggi in prima e 29° pagina sul Corriere della Sera.

Si parte dal dato numerico reale che le donne medico sono in aumento e più degli uomini, con un trend costante degli ultimi 15 anni, tanto che la percentuale delle laureate sotto i 35 anni è già doppia rispetto a quella dei colleghi maschi. Questo riguarda l’intero ruolo sanitario che per un totale di 444.120 unità complessive conta 276.506 donne contro 167.511 uomini.

Questa costante femminilizzazione della medicina, per cui non mi sembra sia stata ancora allertata la Protezione Civile , vale anche per altri paesi della Comunità Europea, paesi dell’Est compresi (in Romania nel 2004 le iscritte a Medicina erano 30.390 contro 14.761 uomini) e anche per le Scuole di Specialità post-laurea dove nel 2005 si sono diplomate 4.612 donne contro 3.462 uomini. Comportamento analogo si osserva per i farmacisti : dati recenti forniti dalla FOFI segnalano 71.935 farmacisti di cui 46.188 donne e 25.747 uomini. Contrariamente a quanto segnalato nell’articolo del Corriere anche gli infermieri portano più la gonna che i pantaloni: i dati IPASVI dell’aprile 2007 riportano 322.943 infermieri professionali di cui 250.943 donne e 71.460 uomini.

Questo è un dato di fatto e una fotografia della realtà. Non capisco dove risiedano le motivazioni di tanto allarme. Ben più comprensibili invece quelle che portano all’osservazione critica di questi numeri che richiederanno, in tempi brevi, un adattamento dei ritmi e della professione alle esigenze delle donne che gestiscono famiglia e figli pur lavorando, tanto che la FNOMCeO organizzerà un Congresso nei prossimi giorni a questo argomento.

Leggo nel programma del congresso che si terrà a Caserta tavole rotonde e discussioni sui dati numerici della sanità, leadership femminile, pari opportunità, direttive della comunità europea sull’uguaglianza di genere, progetti e idee da parte di Ordini e Sindacati per un miglioramento della sanità a fronte della mutazione di genere. Non risulta vengano distribuiti ai presenti né alla popolazione campana presidi di difesa per difendersi dalle donne medico.

Non mi risulta nemmeno che esistano delle professioni monosex, essendomi a volte interessata del “sesso degli angeli” ma mai di quello della professione che esercito. Peraltro dovrebbe anche preoccupare che, nella professione più femminile che gli uomini ci “permettono” di fare -  l’insegnamento – su 2.018 Professori Ordinari solo 167 sono donne (circa l’8%). Ma pare che siccome questo riguarda la sfera dei ruoli apicali sia  giusto e non preoccupa che le donne ne siano estromesse, così come dai ruoli dirigenziali, di direttore sanitario o amministrativo.

Ma per piacere.

Vero è che le donne sono poco rappresentate nella vita sociale e politica: perfino nella Commissione Educazione Servizi per l’Infanzia del Comune di Milano la rappresentanza femminile è solo del 16%.

Altrettanto imbarazzante l’ insulto all’intelligenza maschile nella dichiarazione scritta del Presidente della Società Italiana di Urologia che ritiene il cervello femminile non sufficientemente sviluppato per la diagnosi e la terapia dell’impotenza maschile. In realtà tale affermazione è preceduta dall’ammissione che qualsiasi uomo trovi impossibile esprimere la propria condizione di impotenza sessuale a una donna.

Nel 2007 ci sono ancora persone che ragionano così e che pensano che una donna medico od operatrice ecologica che sia, li possa valutare e giudicare solo ed esclusivamente in base al buon funzionamento dell’apparato genitale.

Ma per piacere.

Passando ad argomenti più seri le proposte che seguono all’indignazione sono relative a quanto è l’unico dato reale confermato: in pochi anni il mondo della sanità sarà interamente declinato al femminile.

Ci auguriamo quindi che saranno sempre più incrementati orari flessibili, part-time, nidi aziendali, tutela della maternità, mantenimento del proprio ruolo e possibilità di aggiornamenti nel periodo di congedo per maternità e tutte le politiche di genere atte al miglioramento della nostra capacità di esercitare la professione medica e conciliarla con la famiglia.

Speriamo che siano incrementate e favorite le partecipazioni alle scuole quadri, ai corsi di aggiornamento per l’orientamento di genere e counselling per favorire il raggiungimento delle posizioni apicali, sfondando il “soffitto di cristallo” che impedisce pari affermazioni professionali.

Ci  impegneremo da parte nostra per una sempre più capillare comunicazione e informazione eventi culturali e promozione manifestazioni di genere  sul territorio, utilizzando il web e le reti per velocizzare il sistema ed economizzare il tempo

Proseguiremo, negli Ordini Provinciali e nei Sindacati, a sensibilizzare e monitorare sui dati sull’occupazione femminile con elaborazione statistiche di genere, diffondendole sui media e riviste specializzate.

Il 2007 è l’anno europeo per le pari opportunità: entrare nella “stanza dei bottoni” non  credo voglia solo dire che noi donne abbiamo finalmente il permesso di riattaccarli ai camici dei primari.  

 

 

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