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Corriere Medico, 4 ottobre 2007 Sono
rimasta stupita e incredula leggendo l’articolo “Troppe donne medico.
L’allarme dell’Ordine” apparso oggi in prima e 29° pagina sul Corriere
della Sera. Si
parte dal dato numerico reale che le donne medico sono in aumento e più degli
uomini, con un trend costante degli ultimi 15 anni, tanto che la percentuale
delle laureate sotto i 35 anni è già doppia rispetto a quella dei colleghi
maschi. Questo riguarda l’intero ruolo sanitario che per un totale di 444.120
unità complessive conta 276.506 donne contro 167.511 uomini. Questa
costante femminilizzazione della medicina, per cui non mi sembra sia stata
ancora allertata Questo
è un dato di fatto e una fotografia della realtà. Non capisco dove risiedano
le motivazioni di tanto allarme. Ben più comprensibili invece quelle che
portano all’osservazione critica di questi numeri che richiederanno, in tempi
brevi, un adattamento dei ritmi e della professione alle esigenze delle donne
che gestiscono famiglia e figli pur lavorando, tanto che la FNOMCeO organizzerà
un Congresso nei prossimi giorni a questo argomento. Leggo
nel programma del congresso che si terrà
Non
mi risulta nemmeno che esistano delle professioni monosex, essendomi a volte
interessata del “sesso degli angeli” ma mai di quello della professione che
esercito. Peraltro dovrebbe anche preoccupare che, nella professione più
femminile che gli uomini ci “permettono” di fare -
l’insegnamento – su 2.018 Professori Ordinari solo 167 sono donne
(circa l’8%). Ma pare che siccome questo riguarda la sfera dei ruoli apicali
sia giusto e non preoccupa che le
donne ne siano estromesse, così come dai ruoli dirigenziali, di direttore
sanitario o amministrativo. Ma
per piacere. Vero
è che le donne sono poco rappresentate nella vita sociale e politica: perfino
nella Commissione Educazione Servizi per l’Infanzia del Comune di Milano la
rappresentanza femminile è solo del 16%. Altrettanto
imbarazzante l’ insulto all’intelligenza maschile nella dichiarazione
scritta del Presidente della Società Italiana di Urologia che ritiene il
cervello femminile non sufficientemente sviluppato per la diagnosi e la terapia
dell’impotenza maschile. In realtà tale affermazione è preceduta
dall’ammissione che qualsiasi uomo trovi impossibile esprimere la propria
condizione di impotenza sessuale a una donna. Nel
2007 ci sono ancora persone che ragionano così e che pensano che una donna
medico od operatrice ecologica che sia, li possa valutare e giudicare solo ed
esclusivamente in base al buon funzionamento dell’apparato genitale. Ma
per piacere. Passando
ad argomenti più seri le proposte che seguono all’indignazione sono relative
a quanto è l’unico dato reale confermato: in pochi anni il mondo della sanità
sarà interamente declinato al femminile. Ci
auguriamo quindi che saranno sempre più incrementati orari flessibili,
part-time, nidi aziendali, tutela della maternità, mantenimento del proprio
ruolo e possibilità di aggiornamenti nel periodo di congedo per maternità e
tutte le politiche di genere atte al miglioramento della nostra capacità di
esercitare la professione medica e conciliarla con la famiglia. Speriamo
che siano incrementate e favorite le partecipazioni alle scuole quadri, ai corsi
di aggiornamento per l’orientamento di genere e counselling per favorire il
raggiungimento delle posizioni apicali, sfondando il “soffitto di cristallo”
che impedisce pari affermazioni professionali. Ci
impegneremo da parte nostra per una sempre più capillare comunicazione e
informazione eventi culturali e promozione manifestazioni di genere
sul territorio, utilizzando il web e le reti per velocizzare il sistema
ed economizzare il tempo Proseguiremo,
negli Ordini Provinciali e nei Sindacati, a sensibilizzare e monitorare sui dati
sull’occupazione femminile con elaborazione statistiche di genere,
diffondendole sui media e riviste specializzate. Il 2007 è
l’anno europeo per le pari opportunità: entrare nella “stanza dei
bottoni” non credo voglia solo
dire che noi donne abbiamo finalmente il permesso di riattaccarli ai camici dei
primari.
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