Noi aderiamo ai principi della carta HONcode della Fondazione Health On the Net Donne oggi 

Home Su Chi Siamo Area Professionale Piano del Sito Assita Link Utili Lavoro mondo rosa

Su
Ordine dei Medici 2008
Elezioni OmceoMi
Elezioni OmceoMi
Elezioni OmceoMi
Elezioni OmceoMi
Girella
Facciamo un Patto?
Giovani Medici
ONAOSI
Influenza aviaria
Le Piccole Donne Crescono
Quote rosa
Donne e stress
Maternità
Donne ed Emozioni
Donne, Professione e Società
Donna e Medico
Il caso Broggi
Risposta a "il giorno"
Contro l'alcolismo
Donne oggi
Donne Medico
Donne
La convenzione
Congresso Paestum
Libertà Medica
Lettera alle colleghe
Lettera 6 Maggio
Lettera 6 Maggio
Lettera 2 Maggio
Una esperienza politica

Le donne oggi

Il 5 maggio 2005, presso la sede SNAMI di Milano, si è costituito SNAMI-rosa, un gruppo di dottoresse medici di famiglia, della continuità assistenziale, emergenza territoriale, libere professioniste, ospedaliere o universitarie che lavoreranno per la difesa e il miglioramento delle condizioni di lavoro. 

Prima di avviare questa iniziativa mi sono chiesta se fosse davvero necessaria una maggiore rappresentativa di donne nell’attività sindacale sapendo solo a grandi linee che la presenza femminile è in aumento soprattutto in campo medico. 

Ho quindi cercato qualche dato sul mondo femminile e soprattutto su quello che lavora in ambito sanitario. Dall’ultimo censimento (dati ISTAT) risulta che su 57.888.245 di italiani il 51.5% è donna. Dagli stessi dati risulta che la vita di relazione femminile è molto cambiata negli ultimi 40 anni; si sono dimezzati i matrimoni, triplicati i divorzi e le separazioni mentre si sono triplicati i matrimoni con gli stranieri. Oltre a sposarsi di meno le donne italiane tendono a fare meno figli. 

L’Italia ha il più basso tasso di natalità europea, con un tasso di crescita negativo. Da 40 anni a questa parte si è passati da circa 3 figli a testa a circa 1 figlio per donna, con un aumento di età fino a 30 anni di media per la prima gravidanza. Dopo un breve periodo di allattamento ( tre mesi circa ) il figlio viene affidato per il 40% ai nonni, per il 40% a collaboratori familiari e per il 16% agli asili nido. 

In Italia si osserva anche il più basso tasso di fecondità d’Europa, il che comporta un tasso di sostituzione negativo ( il tasso di sostituzione è quel valore teorico che permette di mantenere stabile l’ammontare numerico della popolazione considerati i livelli medi di sopravvivenza ). Questo comporta un saldo demografico con tendenza progressivamente negativa. Il tasso di fecondità tanto basso non pare legato a un aumento dell’uso dei contraccettivi orali, nei quali l’Italia rimane al quintultimo posto in Europa, con un consumo di “pillola” di circa il 20% (circa il 23% al nord, il 20% al centro e il 13% al sud), mentre altri paesi del nord Europa hanno percentuali di utilizzo che vanno anche oltre il 50%. 

La vita media delle donne è di circa 6 anni superiore rispetto agli uomini ( 83 anni - in aumento -  per le donne e 77 anni – stabili - per gli uomini ). Dai dati ISTAT risulta quindi che le donne sono in numero crescente, si sposano meno, fanno meno figli e in età più avanzata, vivono più a lungo rispetto agli uomini. Concomitantemente si rileva un aumento delle donne che lavorano anche al di fuori della propria famiglia, con un progressivo sovraccarico di impegni e fatica e conseguente aumento della patologia stress-correlata, patologia psichiatrica e cardiovascolare ( l’infarto non è quindi più la malattia che rende vedove ), anche perché negli ultimi 20 anni sono aumentate del 60% le fumatrici e si sono triplicate le forti fumatrici ( oltre 20 sigarette al giorno ). 

Questo aumento dell’impegno della donna in campo lavorativo non sembra essere accompagnato da un’analoga tendenza all’aumento di copertura di incarichi pubblici o politici. Le donne qui rappresentano meno del 10%, ponendo l’Italia al 10° posto in Europa e al 79° posto nel mondo. In campo medico il numero delle donne iscritte a medicina risulta doppio rispetto agli uomini e, tranne che nella facoltà di ingegneria, ogni 10 laureati 7 sono donne. 

A oggi, nella zona di Milano e provincia, ci sono 912 medici di famiglia donne e 1.854 uomini, mentre la forbice già si stringe negli iscritti all’Ordine dei Medici ( 9.659 donne e 14.970 uomini ). 

Se osserviamo la fascia dei giovani medici dai 25 ai 34 anni la prevalenza femminile è peraltro già molto marcata ( 20.471 uomini e 26.564 donne ) con un soprannumero  percentuale del 23% circa. Da uno studio condotto nel nord Italia risulta che le donne medico si laureano a un’età media di 26.5 anni, prima degli uomini, con un voto di laurea molto alto (107 di media), e per il 75% si iscrivono a una scuola di specialità. Dallo stesso studio si rileva che il 75% lavora  circa 40 ore alla settimana, usa senza problemi un pc, e si dichiara gratificata del proprio lavoro nel 72%. Approfondendo le motivazioni della soddisfazione si scopre però che tale gratificazione  pare più legata alle modalità e capacità di svolgimento del proprio lavoro che al lavoro stesso. Infatti il 34% dice di essere soddisfatta per le proprie ottime capacità organizzative, il 30% sostiene di possedere un enorme spirito di sacrificio e solo il 9% sostiene di avere un valido aiuto familiare. Del 28% delle insoddisfatte circa il 40% attribuisce la causa al tempo sottratto a marito e figli, mentre il 46% al poco tempo da dedicare a se stessa. 

Forse secondariamente al fatto che fino a 40 anni il 75% delle donne si sobbarca buona parte dei lavori domestici, ne deriva che l’86% sostiene di non avere materialmente tempo ( tra casa, lavoro, marito e figli ) per dedicarsi a impegni sociali. La causa di questo scarso interesse potrebbe trovarsi però nella non evidenza di sufficienti o stimolanti opportunità, oppure perché gli orari di lavoro sono poco flessibili e personalizzabili ( cosa questa lamentata dalla quasi totalità delle intervistate ), perché non c’è abbastanza sostegno familiare o a causa di un innato atteggiamento rinunciatario. 

In Lombardia i dipendenti donna del SSN ( 67.917 donne, 30.745 uomini ) raddoppiano gli uomini, dato abbastanza omogeneo in tutta Italia ( con un restringimento della forbice da nord a sud ). Le donne che lavorano in sanità sono circa il 60%, abbastanza omogeneamente suddivise tra ruolo sanitario ( 61.3% ), tecnico ( analiste, programmatrici, assistenti sociali ) ( 52.5% ) e amministrativo ( 64.9% ). Le donne che in sanità rivestono un ruolo apicale sono però in numero davvero esiguo. Su 98 aziende ospedaliere ci sono infatti solo 3 direttori generali, 11 direttori sanitari e 2 direttori amministrativi. La situazione non cambia molto nelle 191 ASL dove si osservano 7 direttori generali, 28 direttori sanitari e 17  direttori amministrativi. 

Rimane da chiarire se la scarsa rappresentatività delle donne nelle posizioni apicali, rispetto al numero imponente impiegato in campo sanitario, sia legata a insufficienti opportunità, accompagnata da scarsa possibilità di personalizzare gli orari e poco favorita dalla collaborazione a livello familiare, o dipenda da un atteggiamento sfiduciato e rinunciatario. Negli ultimi anni si preferisce il concetto di “prendersi cura” a quello di “curare”, intendendo quindi una sorta di custodia, di sorveglianza dell’altrui esistenza, con dedizione e impegno tipicamente femminili. L’applicazione del concetto di cura “globale” non solo della malattia ma del malessere e del disagio che la accompagnano  si concretizza in una capacità di comprensione e di accettazione di un concetto di fragilità che le donne spesso accettano maggiormente rispetto agli uomini.

 D’altra parte già Galeno aveva introdotto il concetto di “medicus gratiosus”, amabile nel rapporto e quindi bene accetto, dal discorso contenuto ma eloquente, dal gesto confidenziale ma autorevole, dall’abito elegante ma sobrio, sempre capace di modulare il proprio atteggiamento verso l’uno o l’altro estremo a seconda delle opportunità e delle preferenze del malato, intuite ed esaudite. Una descrizione che trova diversi punti di contatto con un medico donna.

 E’ vero anche che la medicina cerca sempre il giusto mezzo, l’equilibrio tra ipo e iper, quella “medietas” da cui probabilmente Isidoro ( medico e vescovo di Siviglia ) fece nel 6° secolo derivare il termine stesso di “medicina”.  Una delle caratteristiche delle donne, ancor più delle donne che lavorano, è quella della ricerca di una via di mezzo che permetta l’equilibrio tra stili di vita diversi e complessi, nella delicata conciliazione tra impegni di lavoro e famiglia: una scelta di lavoro in studio che va di pari passo con l’impegno quotidiano a casa.

 Presso lo  SNAMI di Milano e provincia le donne rappresentano il 40% circa degli iscritti, pur frequentando assai poco le riunioni e le assemblee indette dal sindacato. Considerata la preponderanza numerica femminile, il talento, l’impegno e la capacità delle donne in campo medico e la scarsa presenza nelle posizioni di vertice e nelle attività sindacali, ho pensato alla formazione di un gruppo di lavoro femminile per richiamare un maggior numero di donne medico che rappresentino le problematiche di una professione sempre più declinata al femminile. 

Ho creduto indispensabile attirare una maggiore attenzione sui problemi femminili anche in previsione dei prossimi rinnovi contrattuali.  Le donne sono già “storicamente” abituate a collaborare, supportare e mediare, riuscendo a mixare capacità, intuito, sensibilità e spirito di sacrificio  nella loro attività quotidiana divisa, o meglio moltiplicata,  tra lavoro e famiglia e quindi credo siano interlocutrici indispensabili per la ricerca delle soluzioni che possano migliorare la propria condizione di lavoro. 

Sono convinta che il nostro protagonismo, legato alle capacità, all’intuito e alla sensibilità che ci sono proprie ma anche alla preponderanza numerica,  non sarà mai in competizione con il lavoro dei nostri colleghi, rimanendo dell’idea che sia arrivato il momento di dare più spazio alla voce femminile interpretata da voci femminili.

 

    Maria Cristina Campanini

   maggio 2005

                                                                          

 

Su

Copyright © 2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010-  Dott.sa Maria Cristina Campanini - Aggiornato il: 21 gennaio 2010. Per domande o commenti > campanima@tiscalinet.it

Questo sito dal dicembre 2009 non è più referenza del settore Rosa dello SNAMI.