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Le Medicine Integrate, settembre 2005

DONNE E LAVORO: QUANDO LO STRESS SI TINGE DI ROSA

E’ ormai un dato di fatto che la professione medica si sta sempre di più declinando al femminile; secondo un’indagine del CENSIS, nel 2003 ogni 10 laureati in medicina 7 erano donne. Dati altrettanto recenti confermano che il numero delle donne che si iscrive a medicina è addirittura doppio rispetto a quello degli uomini. Questa tendenza inizia a produrre i suoi effetti nella fascia dei laureati di età inferiore a 35 anni, dove si osserva una superiorità numerica percentuale delle donne medico del 23% rispetto ai colleghi maschi (se osserviamo la fascia di età superiore a 70 anni il rapporto medici maschi/femmina è 8/1).

Le donne quindi sono e rappresenteranno negli anni a venire la nuova classe medica, una nuova forza lavoro, con diversi problemi ed esigenze. Le donne saranno inoltre sempre di più esposte a ritmi di vita stressanti, dovendo moltiplicare energia e tempo nell’attività professionale, la famiglia e la gestione della casa.

Ma esattamente, cosa vuol dire “stress”? Dal dizionario di ergonometria della CEE si legge che  per stress si intende una o più forze ambientali ( di origine fisica, psicologica o sociale ) che applicate a una struttura inducono, in funzione della loro intensità, una tensione reversibile, oppure una deformazione irreversibile, oppure una rottura della struttura stessa.

Sicuramente un eccesso di stress in termini qualitativi, quantitativi e di durata nel tempo può provocare un depauperamento delle risorse individuali con conseguente diminuzione delle prestazioni e facilitazione ad instaurarsi di una condizione patologica. Questo si evidenzia con possibili manifestazioni a livello psichico ( ansia, depressione ), ma anche in ambito gastroenterologico  (patologie funzionali e organiche  del tratto gastroenterico ) e cardiovascolare ( a questo proposito va peraltro segnalato che negli ultimi 20 anni è aumentato del 60% il numero delle donne che fumano e  che si dichiarano poco disponibili a partecipare a programmi/campagne  anti-fumo, forse ancora vivendo la sigaretta come simbolo di emancipazione, e si è triplicato il numero delle fumatrici di oltre 20 sigarette al giorno ).

Solitamente lo stress viene studiato in termini di stress lavorativo, soprattutto nel lavoro maschile, laddove sono presenti grandi responsabilità operative e dirigenziali. Agli albori della psichiatria si valutava la patologia psichiatrica o comunque il disadattamento o malessere esistenziale dell’uomo come legati a problemi di lavoro o ambientali – in termini quindi di produzione – mentre nella donna i disagi psicologici e comportamentali erano attribuiti a problemi umorali e alle variazioni del ciclo mestruale – in termini di riproduzione, da cui la definizione di isteria da hysteron, utero. Successivamente si è ampliato il campo di osservazione dei danni provocati dallo stress anche nelle condizioni di lavoro subordinato, scarsamente soddisfacente, mal retribuito  o quando il lavoro manca del tutto.

Del 48% delle donne italiane che lavorano ( nel nord Europa si sale oltre al 70% ), circa il 74% lavora in posizione gerarchicamente subordinata a un uomo ( in Europa si scende al 61% ). La retribuzione, a parità di lavoro, arriva fino al 30-40% in meno rispetto a quella di un uomo ( la differenza media europea è del 12% ). E’ vero anche che le donne si assentano dal lavoro più frequentemente degli uomini, ma il numero complessivo di giorni di malattia è inferiore ( spesso l’assenza è dovuta all’assistenza di familiari a carico come minori o anziani ). In Italia il contributo degli uomini al lavoro domestico e alla gestione della famiglia riguarda l’1% della popolazione ( il più basso in Europa che ha una media dell’11% ). Dai dati ISTAT risulta che in  circa il 30% delle famiglie italiane vi è almeno un membro affetto da malattie croniche o invalidanti accudito da una donna; la quasi totalità del 32% delle persone ricoverate che necessitano di assistenza familiare notturna sono assistiti da un familiare di sesso femminile. La cura dei componenti familiari, in salute e in malattia, coinvolge il 73% delle donne che lavorano e l’82% delle casalinghe.

Se diamo un’occhiata alle donne in carriera osserviamo che il 2005 ha visto un’accelerazione impressionante delle donne manager in posizione apicale nelle aziende italiane, con un aumento del 33% negli ultimi 18 mesi di ruoli di amministratore delegato e direttore generale. Le donne dirigenti in Italia sono però ancora il 24% del totale contro il32% in Inghilterra, il 35% in Francia e il 39% in Irlanda. Si definisce segregazione verticale quel fenomeno per cui il numero di donne diminuisce via via che si sale nella scala gerarchica dirigenziale.

Se arriviamo a considerare le condizioni di top management femminile nelle prime 50 società quotate in Borsa, tra i paesi dell’unione europea l’Italia è al penultimo posto, prima solo di Malta, con meno del 5% ( nel nord Europa si supera il 25% ).

Il panorama si modifica ( in peggio ) quando si pone attenzione alla professione medica: le donne che lavorano in sanità sono circa il 60% ( nel servizio sanitario nazionale sono il doppio degli uomini in quasi tutta l’Italia, con una lieve diminuzione solo verso il sud ), ma quelle che rivestono ruoli apicali sono poche: su 98 aziende ospedaliere ci sono 3 direttori generali, 11 direttori sanitari e 2 direttori amministrativi; nelle 191 ASL 7 direttori generali, 28 direttori sanitari e 17 direttori amministrativi.

Molta fatica a fronte di scarse possibilità di carriera? Atteggiamento rinunciatario?

Sicuramente la condizione di impegno in casa, famiglia e professione è responsabile di aumento di stress per aumento complessivo delle ore di lavoro, aumento dei compiti con sempre minor tempo di esecuzione a causa degli impegni familiari concomitanti, mancanza di adeguata valutazione sociale ed economica, scarso supporto familiare, rischi legati agli incidenti domestici ( la quasi totalità riguarda le donne e tralasciamo il delicato e doloroso capitolo legato al mobbing, al maltrattamento familiare e alla violenza fisica, psicologica o sessuale che ancora sono presenti con percentuali raccapriccianti ). Talvolta può diventare difficile gestire contemporaneamente  attività professionale e familiare con pari energia, attenzione ed entusiasmo, rischiando di far “saltare il sistema” per surmenage.

In Italia sicuramente c’è ancora molta strada da fare per il riconoscimento di una pari dignità di ruoli, autonomia, equa suddivisione di compiti e responsabilità, adeguata ricompensa economica e di carriera.

Sono peraltro convinta che questo compito sarà tanto più facilitato  quanto più saremo informate sulle nostre condizioni di lavoro, attraverso il dialogo, la comunicazione e un riferimento associativo ( come può esserlo l’ambito sindacale )  che sia il presupposto per l’impostazione di una piattaforma di lavoro comune mirata a migliorare la qualità del lavoro femminile, riducendo così le interferenze negative da stress e migliorando le capacità di performance e di soddisfazione di ritorno.

Per questo motivo ho ritenuto utile promuovere un gruppo di lavoro di medici donna denominato SNAMI-ROSA che costituisce  (nei diversi settori che rappresentiamo ) sia un osservatorio dei problemi che quotidianamente affrontiamo nella conciliazione di lavoro e famiglia, sia un punto di partenza per proposte, innovazioni e possibili soluzione dei problemi più frequenti. Informazione, dialogo, collaborazione, supporto e servizi specifici per il desiderio di migliorare la qualità della vita della donna che lavora e di chi le sta intorno.

Non vi è nessun tentativo di ridurre la biologica diversità tra uomini e donne la cui complementarietà è l’essenza stessa della vita: il mio e nostro impegno per SNAMI –ROSA mira a riconoscere e valorizzare le differenze esistenti per arrivare a una corretta integrazione e riconoscimento dei diritti dei singoli.

Milano li 26.06.2005                       Dott.ssa Maria Cristina Campanini

              SNAMI-ROSA

             campanima@tiscalinet.it

 

Bibliografia:

bullet ASSR Monitor n 12; febbraio 2005
bullet Medical network; aprile 2005
bullet Il mondo; giugno 2005
bullet La professione FNOMCeO; gennaio 2005
bullet Dati censimento; ISTAT 2002
bullet Indagine multiscopo; ISTAT 2002
bullet Guida alla salute delle donne. Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna. Presidenza del Consiglio dei Ministri; 2003

 

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