CORRIERE
MEDICO del 26 Gennaio 2006
Una
soluzione sta nel nido ospedaliero: dove è attivato tornano al lavoro prima
Donne
medico al bivio figli
La
maternità spesso blocca la carriera
La disponibilità di posti
negli asili nido può rilanciare la difficile carriera della donna medico, anche
medico di famiglia. Le indagini più recenti indicano un boom dei dirigenti
donna. Ma lo Snami-Rosa, associazione guidata da Maria
Cristina Campanini
che raggruppa le iscritte del sindacato, rileva che malgrado la
femminilizzazione della sanità, di carriera in camice la donna ne fa poca. «Su
100 mila dipendenti sanitari in Lombardia – dice Campanini – 67 mila sono
donne; le laureate in medicina sono ormai sette per ogni tre maschi, hanno medie
di laurea più alte (intorno al 107) e si iscrivono sempre a specialità; sanno
usare il computer 3 volte su 4, lavorano oltre 40 ore settimanali. Eppure su 200
Asl italiane i direttori generali donna sono tre, i direttori amministrativi
due, i direttori sanitari undici. La donna occupa i gradini bassi». «Perché?
Quasi nessuna – incalza Campanini – ha appoggi validi quando ha figli o
parenti da accudire. Ho annotato un recente questionario su un sito, con 300
risposte. Una ogni tre ripete la solita lamentela: niente tempo per la famiglia
e soprattutto per se stesse. Le statistiche però non hanno ancora sottolineato
il dato più importante: quanto accresce l’insoddisfazione il fatto di dover
fare e assistere dei figli». «La gravidanza – continua impietosa la leader
di Snami-Rosa – è un handicap. Oltre il quinto mese e fino all’anno del
congedo si percepisce il 30 per cento dello stipendio: addio reddito familiare
decente, addio promozioni». «Purtroppo la maggioranza delle donne deve stare a
casa, perché di nidi non c’è offerta adeguata», commenta il responsabile
dello Snami-ospedalieri Marcello Costa Angeli. In questi anni però negli
ospedali, sono sorti i primi nidi aziendali per le dipendenti. A Milano è
partito il San Carlo e, quest’anno, ha aperto l’asilo nido del San Gerardo
di Monza (45 posti - è l’ospedale dove lavora Costa Angeli) con un
addentellato al Bassini di Cinisello Balsamo (24 posti) e una novità:
all’iniziativa hanno collaborato anche l’Asl e l’Università di Milano
Bicocca (la facoltà di medicina è a Monza, dietro il San Gerardo). «In altre
parole, l’Asl si è riservata 16 posti su 69 complessivi per le proprie
dipendenti, includendo le donne-medico di famiglia convenzionate», dettaglia
l’avvocato M.Teresa Collico, tra gli artefici del nido monzese, realizzato in
due anni insieme al manager dell’azienda ospedaliera Ambrogio Bertoglio. E
aggiunge: «Tutto nasce da un questionario ai 3.420 dipendenti delle aziende
coinvolte; di questi 2.355 sono donne e 1.065 uomini (rapporto di 2 femmine a 1
maschio, tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi). Delle donne, 1.499
sono in età fertile e ogni giorno ci sono mediamente 110-120 dipendenti in
maternità, per cui i 70 posti complessivi, affidati a cooperative esterne
certificate, sono stati messi a regime, soprattutto per durare negli anni.
Abbiamo usufruito di un finanziamento regionale di 460 mila euro, e indetto un
appalto che è stato vinto da due diverse società tra Monza e Cinisello». Il
nido è diviso in tre classi, 5-12 mesi, 12-24 mesi, 24-36 mesi. Quattro
insegnanti, che mai perdono di vista i bimbi, spazi ampi, grande giardino, mensa
interna con diversi menù. E soprattutto orari d’apertura che tengono conto
dei turni di lavoro: il tempo pieno (470 euro al mese per gli interni) si
estende dalle 6,30 alle 16,30, mentre 50 euro in più si pagano per allungare
fino alle 19 (70 euro per i sabati) e c’è poi la possibilità del part-time.
Infine, se ci sono posti in più, li utilizza il comune di Monza per sgravare il
nido comunale, sommerso di richieste. «C’è estrema tolleranza per i ritardi
della mamma turnista, se però vengono “organizzati”: la dipendente avverte,
l’educatrice predispone, il bimbo non ne risente», spiega Elena Crusi,
coordinatrice del nido S. Gerardo. Che aggiunge: «Rispetto agli inizio,
aumentano le iscrizioni dei bimbi già a 5 mesi. Così le mamme-medico o
l’infermiera tornano al lavoro prima. Delle due l’una: o c’è bisogno del
reddito pieno in famiglia, o la flessibilità degli orari risolve i problemi».
E la carriera riparte.
