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CORRIERE MEDICO del 16 Febbraio  2006

Basta trascrizioni anonime

Specialisti prescrittori indicati in ricetta

Mentre sindacati di rilievo nazionale come la Fimmg e lo Snami sono sul piede di guerra contro le ricette “sballate” che escono dalle corsie (la sofferenza non è con gli specialisti ambulatoriali, più uniformati ai metodi prescrittivi dei generalisti), a Milano, il sindacato Medicinsieme (Simi), piccola formazione di “rottura”, invita i suoi 400 iscritti ad annotare per esteso gli estremi del medico suggeritore della prescrizione. E’ la vetta di un malessere che testimonia il fallimento dell’estensione alle corsie dei ricettari del Ssn. Le indicazioni sui farmaci Sei mesi fa si diceva che l’adozione dei ricettari “ottici” (non più intestati all’ospedale o al reparto, ma con il codice del singolo specialista) avrebbe reso virtuosi i comportamenti prescrittivi: ogni blocco è come un fascicolo di assegni sempre riconducibile al detentore. Oggi però i blocchi non sono utilizzati come si sperava. E i medici di famiglia restano i “grandi trascrittori” sia di farmaci sia di esami. Che poco sarebbe cambiato doveva temerlo anche Giovanna Scroccaro, leader della Società di farmacia ospedaliera (Sifo) quando l’anno scorso auspicava l’introduzione del nuovo ricettario in corsia anche per la prescrizione di farmaci (si veda Doctor 1-15 ottobre 2005): da una parte avrebbe costretto gli ospedalieri ad adottare percorsi prescrittivi comuni ai medici di famiglia; dall’altra avrebbe equiparato, anche ai fini contabili, la dispensazione di farmaci nelle farmacie ospedaliere a quella nelle farmacie territoriali. E oggi? «Le indicazioni fornite a noi generalisti – riassume Maria Cristina Campanini (Snami Milano) – restano sballate: spesso non è indicata la nota limitativa a corredo della diagnosi. C’è invece il piano terapeutico, grazie alle nostre pressioni». Gli strafalcioni sugli esami Sulle impegnative per gli esami i problemi sono più eterogenei. Pier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg laziale, da Roma parla di “anarchia”: «Se la ricetta ottica doveva accompagnarsi a un aumento delle prescrizioni specialistiche, l’obiettivo è mancato. C’è maggior presenza di ricettari del Ssn nei reparti, ma all’interno dello stesso reparto i comportamenti prescrittivi cambiano da un medico all’altro». I motivi del caos li spiega Campanini: «Tralascio – dice – le rarissime mele marce che, anche se dotate del ricettario Ssn, preferiscono riversare su di noi le prescrizioni più impegnative; ci sono ospedali che devono ancora smaltire modulari vecchi per cui rinviano all’impegnativa del generalista. E ci sono specialisti che, anche quando hanno i ricettari in mano, non sono avvezzi a mettere il codice fiscale: non sono formati e si arrendono al primo fastidio burocratico. Infine, indipendentemente dall’adozione del ricettario, ci sono gli errori nelle indicazioni sulla durata della terapia o sulla quantità di applicazioni da prescrivere ». Il generalista trascrive/ corregge, o rinviail paziente. «Due anni fa a Roma – dettaglia Bartoletti – mettevamo in ricetta la pecetta con su scritto “prestazione indotta inappropriata” ma adesso abbiamo deciso di prenderci più responsabilità. Se possibile, “interpretiamo” l’indicazione senza rinviare il paziente. Poi però, sbianchettato il nome di quest’ultimo, faxiamo la richiesta sballata all’assessore regionale. Ci sono colleghi che si sono attrezzati con l’e-mail. Dalla Fimmg romana inviamo “fogliacci” a mucchi, ogni sera. Continueremo a farlo finché regione e Asl non capiranno che le prescrizioni sottostanno a regole comuni e condivise». A Milano è sempre più frequente indicare lo specialista. Luigi Di Caprio, presidente del Simi, spiega perché a centinaia oggi scrivono il nome dell’ospedaliero: «Non basta barrare la casella “s” di prescrizione suggerita per spiegare al Ssn e al nostro assistito che la ricettazione iniziata in ospedale, per quanto sotto nostra responsabilità, è condivisa con l’ospedaliero; bisogna rendere noti gli estremi del collega che, per un motivo qualsiasi, non utilizza il ricettario. E questo anche per rispedire indietro gente il meno possibile». Oltre a esami inseriti nell’iter diagnostico richiesto, in Lombardia sui ricettari del Ssn le strutture prescrivono sei prestazioni dove c’è il co-management con il generalista: Tac rachide, Rmn encefalo, Eco addome superiore, Eco doppler tronchi sovraortici e visite cardiologica ed oculistica. Qualcuno boccia la gogna Campanini (Snami), però, boccia l’dea del nome in ricetta: «No alla guerra tra poveri: siamo già vessati – spiega – da Finanza e linee guida; non additiamo chi sbaglia al ludibrio di Asl e pazienti. Come Snami, nei casi di trascrizione da indicazione impropria, rispediamo indietro il paziente più giovane, con un ciclostilato nel quale preghiamo il collega di conformarsi alle vigenti norme prescrittive; in casi estremi avalliamo la prescrizione, se possibile, e alleghiamo il ciclostilato che il paziente consegnerà allo specialista alla prossima visita; dopodiché dalla sede del sindacato spediamo le richieste improprie alle direzioni sanitarie ospedaliere. Un giorno forse qualcuno ci ascolterà».

 

 

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